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ELISA LANNA: UNA PREZIOSA AWAKENER

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”La collana di Elisa Lanna potrebbe appartenere alla dea egizia Iside, indossata con due stili di vita differenti, dove l’antico e il moderno entrano in simbiosi, divenendo ornamento che accomuna il piacere di mostrare e di mostrarsi. Un gioiello che crea un forte legame tra la donna e l’arte, sperimentazione ardita che si impone a pieno regime come dimostrazione scultorea nel senso più pieno.”

Così esordisce la poetessa  Maria De Michele, in una recensione nei confronti di una delle opere primogenita di Elisa Lanna,(colei di cui racconterò oggi) realizzata per l’evento dell’8 marzo “Scarti d’autore”.

Ciò che arricchisce tale intervista è l’aver parlato con lei precisamente dopo averle inoltrato tramite e-mail le domande. Ci siamo conosciute alcuni anni prima, ma credo sia stato davanti a quel caffè, in una calda mattina di agosto, che davvero ci siamo “incontrate”.

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I riccioli prorompenti  e rossi la dicono lunga su di lei. Sono le stesse onde di plastica con cui Elisa inizia questo emozionante viaggio tra i materiali di scarto e che in una prima fase della sua vita artistica diventano bellissimi quadri.

Laureata in architettura, inizia la sua avventura nel 2011, quando i famosi riccioli, ricavati dai laterali delle lattine incontrano dei deflussori veterinari di scarto. Nascono così i primi gioielli, che però Elisa decide di tenere per sé.

“Non avevo il coraggio di mostrarli al mondo.”

Finchè nel 2012 finalmente apre la pagina facebook e il gioco è fatto

Elisa Lanna, artista e donna, che dialogo c’è fra le due parti?

“A me non piace definirmi artista, ma “creatrice” di gioielli o ancora meglio “awakener”, che in inglese vuol dire “colei che risveglia”, in un certo senso, le coscienze. La spinta forte a creare, utilizzando materiali di recupero, nasce proprio dalla mia forte sensibilità per le tematiche ambientali, e dunque nasce questo mio progetto artistico proprio basato sull’idea di diffondere la pratica del riciclo e del riuso per affermare a gran voce che può esistere uno stile di vita diverso: non più inseguire le mode, che ci portano a sostituire sempre più frettolosamente gli oggetti, ma pensare e sperare in una società che usi, riusi e ricrei.

Da questo progetto nasce “Gioielisa”, una collezione di bijoux, tutti pezzi unici, interamente realizzati a man o con materiali di recupero. Questi monili non seguono le mode, ma un percorso etico ed ecologico, guidato dal gusto creativo, dal gioco dell’immaginazione e dall’inventiva. Monili dove (come dice il grande Dalisi) “il concetto di valore rifuge dalla preziosità del materiale”.

Per quanto riguarda la donna Elisa, è stato ad un certo punti della mia vita (dopo aver cresciuto due splendide fanciulle) che ho sentito forte un desiderio di reinventarmi per reagire a momenti difficili.”

Elisa, non lavora semplicemente con gli scarti. La sua arte( lei non sarà d’accordo con questa definizione, ma per me lo è) prevede un lungo lavoro di catalogazione, dove i materiali vanni divisi e studiati, per colore, forma e possibile utilizzo.

“Lo scarto viene studiato affinchè sia altro. Non voglio che esso sia riconoscibile.”

In effetti, quando alcuni anni fa, l’ho conosciuta ed ho avuto il piacere di ammirare per la prima volta il suo lavoro, devo ammettere che con immenso stupore non avrei mai pensato si trattasse di fondi di lattine o PET.

Ecco , questa è una delle sue capacità che ammiro molto: riuscire a ridare nuova vita a qualcosa che per altri è morto e riuscirlo a fare rendendolo “prezioso”.

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Quali storie raccontano le tue creazioni e in che modo dialogano con la contemporaneità?

“Le mie creazioni innanzitutto nascono da un progetto creativo dove una lavorazione artigianale si accompagna ad idee che sostengono e cercano di diffondere una nuova estetica del gioiello contemporaneo, un  gioiello “non prezioso” ma realizzato con materiali poveri, di recupero: dunque un operazione che mette insieme creatività e attenzione per l’ambiente.

Le storie raccontate sono tante, si va da creazioni-denuncia, come la “Terra dei Fuochi”, “Come Pesci Fuor d’Acqua” sul tema dell’inquinamento dei mari, e “Linfa Vitale” sul tema della deforestazione, al pendente “Agitare Prima dell’Uso”, riproduzione surreale della teca di San Gennaro, e “Attraverso gli Occhi dei Bambini”, creazione che invita a viaggiare con la mente in mondi fantastici, in mondi ancora possibili, recuperando pezzi della propria infanzia.

Ma prima di ogni altro argomento le mie creazioni lanciano un messaggio alla nostra società, cioè che oggi più che mai bisogna adottare uno stile di vita eco-sostenibile, promuovendo una moda prima di tutto “etica” che utilizzi materiali naturali e/o di riciclo.”

Un progetto creativo il suo da prendere come punto di riferimento etico. Un messaggio importante, chiaro e d’impatto dal quale non si fugge.

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 Elisa Lanna, il design e Napoli, un rapporto a tre molto interessante…

“ Il discorso sul design è abbastanza complesso, come ho detto prima non mi definirei una designer, nel senso tradizionale del termine, ma un “awakener”. Oggi ritegno che troppi si definiscono designer svuotando anche il termine del suo significato. Piuttosto potremmo dire che se negli anni ’90 si è assistito ai grandi successi delle firme dove il designer era un eroe che faceva tutto da solo contro tutti, e se negli anni 2000 invece abbiamo assistito a design più accessibili alla portata di tutte le tasche (vedi IKEA), gli anni ’10  di questo millennio si aprono all’insegna della personalizzazione, del “fatto su misura”, dove il consumatore è messo nella condizione di immettere contenuti: dunque un design democratico fatto per ciascuno, non solo per tutti. Questa evoluzione ,però, del termine design non deve autorizzarci ad affermare che allora “tutti sono designer”, perché oggi stiamo assistendo ad una perdita di importanza di carattere dell’oggetto, nascono oggetti che hanno la popolarità di pochi mesi, fanno il giro della rete per poi venire archiviati.

Napoli sicuramente è fonte di ispirazione per tantissimi artisti e tante sono le realtà giovani che cercando di affermare la loro diversità rispetto ad una produzione di oggetti fatti in serie ed anonimi. Io stessa ho realizzato, per una mostra su San Gennaro, un pendente che riproponeva la teca di San Gennaro ma rivisitata in chiave surreale; dunque Napoli, con la sua cultura, con la sua letteratura, arte, ma anche usi e credenze, la sua religione e le sue tradizioni, è fonte di ispirazione per tutti noi.”

Bene è con la nostra bella Napoli che voglio concludere. Città che porto sempre nel cuore, Continua musa ispiratrice per me e le mie creazioni: per la sua bellezza, le sue contraddizioni e tutte le cose che ancora non funzionano. Ma io credo si possa fare tanto. E la nostra Elisa Lanna, con il suo lavoro, lo dimostra tutti i giorni.

Carmela Barbato

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Il Gioiello di casa FENDI…il mondo magico di DELFINA DELETTREZ

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credit photo: myluxury.it    /    camminodisancarlo.it

Un giardino incantato il suo. Rane, teschi, corone. Come in una favola, dove smalti e materiali insoliti animano piccoli e affascinanti gioielli. Era il 2007 quando, lei della quarta generazione Fendi, decide di non seguire le orme familiari, né di sfruttarne il buon nome. Figlia di un gioielliere francese. Delfina Delettrez, è cresciuta nel laboratorio di suo padre. Il contatto con quel mondo così prezioso e ricco, l’aria della moda respirata da sempre in famiglia, hanno fatto sì che dentro di lei si imprimesse già un’impronta, che poi all’età di 19 anni è diventata un marchio vero e proprio.

Il suo è un senso estetico unico. In grado di unire mondi diametralmente opposti tra loro. Le antiche  e tradizionali tecniche di lavorazione orafa applicate ad una continua sperimentazione di materiali innovativi.delfina-2

credit photo: myluxury.it

Si tratta di gioielli assolutamente moderni e a dir poco “del futuro”.

Potrei dire di essermene innamorata a prima vista. Nello sfogliare le pagine di “Bijoux e Moda” di Maia Adams e senza conoscerne la storia, sono stata subito affascinata da quelle“piccole sculture ricche di dettagli”.

Magia,  misticismo e surrealismo sono gli ingredienti distintivi delle creazioni Delettrez, che si differenziano completamente dal lavoro portato avanti dal padre, per più di 30 anni.

Di estrema unicità è la collezione debuttante del 2007, per la quale ha attinto dalle fiabe della sua infanzia: piccoli e ricchi di dettagli, sono realizzati in marmo, ceramiche di Capodimonte, legni esotici, vetro di Murano, osso.

Andando a ritroso, le sue prime collezioni, sono molto diverse dalle attuali, che si denotano per la loro essenzialità di forma e contenuto. Le pietre, sempre presenti, sono solitarie, senza appoggi, vivono e brillano di luce propria. Le forme molto essenziali, ma assolutamente ricercate e mai scontate. Assolutamente anticonvenzionale, a mio avviso, è la collezione MARRY ME: stravolge e reinterpreta al contempo le tradizionali modalità di “promettere” amore eterno.

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credit photo:  delfinadelettrez.com

Per chiunque si trovi a Roma o a Londra, la sua Boutique è una tappa da non perdere. Io corro a vederla!!!!!!1

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IL GIOIELLO DEL FUTURO E LE “3 E”

L’Arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nella forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi.” Bruno Munari

La Moda e il Design sono due forme di “Arte da indossare” e come tali richiedono un continuo e necessario sguardo al Futuro, che nella contemporaneità ha acquisito un concetto del tutto nuovo e interessante.

Sono due ambiti che già etimologicamente racchiudono il concetto di “tempo” e il suo scandire, in un processo di “reinvenzione del mondo” legato all’Emotività, all’Esperienza, all’Innovazione e alla Funzionalità.

Se agli albori la Moda nasceva sull’onda del bisogno di distinguersi socialmente e al contempo omologarsi all’interno di una stessa classe, per avere il “senso di appartenenza“, la contemporaneità è segnata dal desiderio di esprimere ed esprimersi.

In tal senso, strettamente concettuale è la strada intrapresa da Naomi Filmer, che rompe completamente gli schemi tradizionali di “wearable” della Jewellery . Le sue sono creazioni artistiche e concettuali, UN MIX DI ARTE E MODA, dove avviene una reale e materiale estensione del corpo umano.

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credit photo : senatus.net

“Per me i gioielli sono un’estensione di noi stessi,, un’espressione, una definizione.”

“Le mie creazioni non sono fatte per rendere belli; l’idea della preziosità si sposta dal materiale con cui sono realizzate all’esperienza di indossarle.”

Esperienza ed Espressione, due variabili della stessa medaglia: l’Emozione.

Indossare un Abito, scegliere un Gioiello rappresentano modi molto intimi di “RACCONTARE  di sé” :  la quotidianità, gli eventi speciali, le cene romantiche, i momenti di relax, il lavoro, le scelte di vita.

Si parla allora  di “stato d’animo” più che di “status sociale”.

Lo sa bene la Philips, che già nel 2008, esplorando gli avveniristici stili di vita del futuro, prognosticava per l’ormai vicino 2020 il “sensing Jewelry”

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credit photo: quebec.huffingtonpost.ca –   www.flickr.com

“Design Probes”, un progetto che attraversa tanto le sfere sensoriali, quanto quelle percettivo – emozionali. Un lifestyle che incarna la sempre attuale necessità di esprimersi, attraverso oggetti, come abiti e gioielli che accompagnano la nostra vita e la nostra crescita.

SKINTile, SKINDress, SKINTatoo : Gioielli, Abiti e tatuaggi sensibili che con l’ausilio di particolari sensori wireless, recepiscono e trasmettono emozioni. Applicabili sulla pelle, come normali adesivi, sono biocompatibili, anallergici e personalizzabili.

Oppure Keyok Kim, che sempre nel 2008 crea Aurora una “second skin jewelry“.                   Gioielli che si animano attraverso giochi di luce e colore sul corpo. Ornamenti luminosi che proiettati sulla pelle creano forme decorative che seguono i movimenti del corpo. Accessori femminili,  che contengono al proprio interno delle luci che interagiscono tra loro tramite un magnete.

Analogo il concetto per il “Lace trace”, un bracciale che lascia un’impronta lavabile sulla pelle, come un delicato tatuaggio.

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credit photo: Kyeokkim.com 

Ma c’è un filo conduttore, che in qualche modo veicola: il cosìddetto  “plus valore”

Esso è da ricercare nel concetto di “Salvaguardia”: materiali di riciclo, eco sostenibili, metalli poveri e umili rivestiti di alto valore emozionale. Nuove tecnologie friendly, studio e ricerca estetica e funzionale.

Da qui la 3D Printing : Innovazione al servizio dell’Espressione.

Tanto il design quanto la manifattura orafa guardano insieme  alla stampa 3D come al prossimo futuro. Tale tecnologia , da anni ormai è oggetto di studio e sperimentazione da parte di artisti e designer: un tramite tra l’immaterialità digitale e la materialità dell’oggetto finito.

Con essa si rompono gli schemi tradizionali di portabilità, tanto nelle forme quanto nelle dimensioni.

Una tecnologia innovativa perché unisce, in una continua contaminazione,passato e futuro, creando un dialogo tra artigianato e innovazione, tra l’alta tecnologia e il risparmio di risorse.

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credit photo: dailybest.it  – Lombardi Design

Un valido esempio è il lavoro del Designer Ludovico Lombardi che prediligendo forme ondulate e sinuose, crea bijoux che farebbero drizzare i capelli alla regina di Guerre Stellari.        A cavallo tra Star Wars e il palazzo fatato, i gioielli sembrano uscire da profondità di mondi inesplorati, abbracciano il corpo , si curvano e prendono la forma di vere e proprie scie luminose.

Che dire…si prospetta un futuro davvero “INTIMO” con i nostri Gioielli!!!

Carmela Barbato

Nota

Questo post è una parte del concorso di Design Blogger organizzato da CGTrader 

https://www.cgtrader.com/blogging-contest

 

 

 

 

 

Kuturi e il ritorno alle origini: “Oxidium oltre l’icona” al PAN

 

blog-4credit photo: Carmela Barbato

Oltre qualsiasi aspettativa, Salvatore Cuturi, in arte kuturi, con la sua prima mostra “Oxidium oltre l’icona” sbaraglia le porte del PAN. È l’8 Luglio e sono le 18:30. Il palazzo napoletano brulica di persone: curiosi, amici, parenti e racchiude nella sua atmosfera di fermento un po di Napoli e un po’ di Milano. L’artista, di origini partenopee, lavora da ben 35 anni a Milano, dove peraltro vive.

La mostra curata dal professor Andrea B. del Guercio, docente dell’Accademia di Brera, accoglie tra le altre personalità di spicco, l’amato artista Enzo Avitabile.

Vi chiederete cosa c’entra con KUTURI. Oltre ad essere seduto proprio accanto a lui, è la sua “musa ispiratrice”, o meglio sono le sue canzoni, la sua musica ad accompagnare l’artista nella creazione di tutte le sue opere. Quella di KUTURI è arte religiosa, i suoi progetti esposti si snodano tra icone sacre, installazioni e sculture ove protagonista è la trasformazione della materia: ossidazione di metalli preziosi con l’ausilio di reagenti chimici, tra cui la birra. La sua tela pittorica è la tavola, la tavolozza colori le reazioni chimiche.

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Sono opere di pura emozione. Traspare ricerca, studio, sperimentazione della materia .

Lui è pura emozione. Io ho l’onore di osservarlo da un posticino in terza fila.

La mia è una posizione privilegiata, una prospettiva “umana”. Mi piace definirla così, perché da qui, tra tanti volti, riesco a scorgere l’emozione dal suo viso, dagli occhi. Lo sguardo è fiero, timido e genuino. La voce affermativa, ma umile, alla nostra portata, perché come lui stesso afferma “L’Arte deve essere alla portata di tutti”.

La Croce, il polittico, la tomba. Opere di grande impatto visivo – emotivo. Tre icone della liturgia cristiana, corrispondenti a vita, morte e resurrezione, sono completamente reinterpretate, conservando la loro sacra spiritualità. C’è un grande lavoro di decontestualizzazione, dove ogni simbolo assolutamente riconoscibile diventa altro, spogliato dei suoi panni e lasciato al suo stato puro, ossidando e cicatrizzando.

Dietro quelle che sono sperimentazioni materiali, c’è qualcosa di più profondo. E a proposito della cicatrizzazione, Kuturi dice qualcosa di assolutamente vero che ha aperto e aprirà a voi la mente a tante riflessioni, con cui voglio concludere:

 “ Gli uomini mostrano con onore le loro cicatrici, come fossero medaglie. Le donne nascondono il segno del parto e le smagliature. Dovrebbero invece mostrarle al mondo con onore, perché sono cicatrici di vita.”

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Carmela Barbato

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Il NAPOLI DESIGN MARKET alla 3°edizione è ancora più “succulento”

gusto-sano-napoletanocredit photo: Carmela Barbato

Circa un mese fa, una domenica pomeriggio, precisamente il 28 Maggio, come di sovente mi reco a Napoli alla ricerca di “Qualcosa di interessante di cui (s)parlare.

So già, in realtà a cosa vado incontro: un immancabile appuntamento con le eccellenze Made In Italy.

Il complesso monumentale dei  S.S. Apostoli mi accoglie in un grande cortile, lievi note musicali in sottofondo, sorrisi, abbracci, mani che si incontrano. In effetti è sempre così, la cultura, il design , l’arte sono momenti di alta condivisione, durante i quali avvengono scambi di comunicazione importanti.

Poi lasciatemi dire che Napoli, senza nulla togliere al resto dell’Italia, è la culla dell’accoglienza. E questo credo sia un ingrediente difficile da trovare.

Inseriti nel programma ufficiale del maggio di monumenti, al Napoli Design Market  hanno omaggiato Napoli e Totò chiedendo ad ogni artista espositore di creare per l’occasione un “oggetto omaggio a totò”: mostre, workshop, esposizione e tanto altro.

Ad accogliermi in prima fila le delizie di Gusto Sano Napoletano, un’idea di Valeria Zazzu, biologa Nutrizionista che nel febbraio 2016 alla tradizione napoletana decide di unire salute e gusto sostenibile.

Tra gli espositori, di particolare interesse Dario Scotto di Luzio con i suoi oggetti di design mobili e componibili.  Gli A-zero/Ring di ECCEL, splendidi anelli realizzati con l’innovativo e inusuale Corian. La particolarità risiede nel fatto che tale materiale è utilizzato in ambito architettonico e dell’interior design. I ring e altri oggetti nascono da ritagli di Corian assemblati con speciali collanti.

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Proseguendo incontro lei, LIEVE. Ciò che da subito mi cattura è il contrasto tra “ciò che appare e ciò che è

“LIEVE nasce nel 2015, dall’alleanza tra un Architetto e un Grafico, col desiderio di realizzare oggetti minimali ove la materialità e l’astrazione si incontrassero.”

Si tratta di un brand assolutamente Made in Naples, ma paradossalmente restituisce un’immagine della città completamente nuova, anche e soprattutto rispetto alle artigianalità tipiche partenopee, come di seguito spiegano gli ideatori:

“Nulla nasce nel vuoto e ovviamente LIEVE, formata da due napoletani, risente del contesto e della storia della città da cui prende le mosse. Questo prendere le mosse è, però, anche prendere le distanze da una certa declinazione dell’artigianato napoletano a nostro avviso eccessivamente ossequioso, tradizionale e, a conti fatti, derivativo. Ci piace pensarci come napoletani curiosi di quanto (un intero mondo) napoletano non è e può vivificare la nostra cultura e storia sottraendola all’agiografia vuota.”

Un messaggio così rilevante e speciale trasmesso attraverso estrema e delicata leggerezza:

“Lo stessa scelta del nome del brand – “LIEVE” – sta indicare quanto sia importante per noi la leggerezza sia come metafora sia come concetto applicato al design. Dalla scelta dei materiali al disegno stesso ci preoccupa ottenere un risultato che sorprenda anche spiazzando. Una festa di leggerezza inattesa.”

Lieve è una continua scoperta. Una sorta di matriosca. Un concept molto ricco dove va a confluire anche  background di studi degli artisti ideatori, come mi ribadiscono loro stessi:

“L’architettura e la sua storia è piena di sperimentazioni, avanguardie e, purtroppo, restaurazioni. Come dicevamo prima, nulla nasce nel vuoto ed è quindi innegabile nelle nostre creazioni l’influenza di tante sperimentazioni e geometrie architettoniche che in un modo o nell’altro hanno educato il nostro gusto.”

OPERAZIONE-SAN-GENNAROcredit photo: Operazione San Gennaro – Ph I TRANCHESE FOTOGRAFI

Operazione San Gennaro è sicuramente un chiaro riferimento al nostro “Tesoro di San Gennaro”, ma ancor più evidente è il riferimento al film “Operazione San Gennaro” , come mi spiega Enrica Gasperini

“La nostra idea è quella di ricreare un piccolo tesoro di sartoria e artigianato napoletano, recuperando i ritagli di stoffe e passamanerie, spesso unici e pregiati, inutilizzati dalle sartorie teatraliReinterpretando il tessuto in maniera creativa e originale, assecondandone la vocazione teatrale e spesso un po’ barocca. Da qui la scelta del nostro nome.”

Qualcosa di estremamente accattivante ed estroso che oltre l’impronta squisitamente made in Naples, porta anche qualcosa di “arabesco”.

Un piccolo oggetto che pur essendo la risultante del “recupero”, ha un’anima lussuosa e aristocratica:

“Un sipario di velluto rosso non più utilizzato, ci ha dato l’imput per iniziare questo nuovo percorso.”

Operazione San Gennaro è un brand 100% napoletano, fresco, creativo e tutto al femminile

“Nasce dall’incontro, ma anche dall’amicizia, tra una costumista teatrale e cinematografica, Francesca Romana Scudiero,  e un architetto designer, Enrica Gasperini. Si avvale inoltre  della collaborazione di una giovane sarta modellista, Federica Amato.”

“L’obiettivo comune è fare in modo che il nostro prodotto sia sempre un coerente manifesto di ciò che siamo.”

ri.abitocredit photo: RI.ABITO

La visione di quei poliedri di diversa dimensione e grande consistenza mi ha avvicinata al suo stand. Ma anche il suo fare così “caloroso”

Parlo di lei, la poliedrica creatrice e ideatrice di RI.ABITO e lei mi si presenta così, nel modo più semplice e accattivante possibile:

“Sono Elena Manocchio, designer e artigiana napoletana e RI.ABITO  è il mio laboratorio creativo, la mia officina, la mia scommessa lavorativa.”

Adoro la frase “la mia scommessa lavorativa”. Sono davvero poche, oggi le mosche bianche che rinunciano alla stabilità di un lavoro fisso da impiegato e scelgono con coraggio ed entusiasmo di seguire la propria intuizione.

2 Cosa accade in questa “officina creativa” quando una nuova idea bolle in pentola?

“Ogni giorno viene fuori qualche idea nuova e devo dire che qui la macchina creativa è sempre in moto. Dal pensiero all’azione è un attimo e i processi di realizzazione dei miei prodotti sono molteplici e vari”

Poliedrica è una delle nuove linee, nata nell’officina creativa di Elena ed è strettamente legata all’anima stessa di RI.ABITO:

“Etimologicamente il poliedro incarna perfettamente l’anima di Ri.Abito (πολύεδρος «dalle molte dimore») e la sua forma geometrica ben raffigura la varietà dell’esperienza umana e la necessità di sperimentare i molteplici aspetti della vita (molte dimore) nell’ambizione della conoscenza di sé. L’amore per le forme dunque, l’interesse scientifico (che è poi quello umanistico), la seducente consapevolezza della complessità e pluralità dell’animo umano ha dato vita a Poliedrica, una linea di oggetti in legno e metallo (argento e acciaio su tutti): collane, orecchini, bracciali, anelli, ma anche portachiavi, appendiabiti e tanti altri accessori per la casa. Tutto rigorosamente lavorato e dipinto a mano.”

Ma c’è molto di più. RI. ABITO racchiude al suo interno un significato più intimo e un forte legame alla “casa” intesa nel significato di “abitare”, come di seguito spiega la stessa Elena:

“Ri.Abito è il nome che ho dato al mio sentiero e non è un nome casuale: abitare è un concetto piuttosto ampio e complesso che difficilmente si incastra in quattro mura, si può abitare una casa certo, ma anche una città, si può abitare una relazione oppure uno stato d’animo, un libro, un piccolo gioiello.

Abitare è un pensiero rassicurante e accogliente ma profondamente vitale e instabile, e a me interessa tutto ciò che ruota attorno a tale articolata visione di questo verbo e, per quanto sia nelle mie capacità, provo a darne una mia interpretazione… è questo che intendo con Ri.Abito!”

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credit photo: www.facebook.com/Avventuradilatta

Ultimo, ma non meno importante, anzi, AVVENTURA DI LATTA. Un LABORATORIO SPECIALE, dove a mio avviso oltre la creatività che si tramuta in arte, c’è ben altro. C’è la volontà di voler fortemente cambiare le cose, di voler “socializzare” “accogliere” e “coinvolgere”.

Il progetto nasce in un modo speciale, come spiega Marco Cecere, il Designer:

“Il laboratorio nasce nel Novembre del 2013, dall’incontro tra il compasso d’oro Riccardo Dalisi e Carmela Tagliamonte, fondatrice di “Samb e Diop”, associazione che lavora in ambito sociale.”

“[…]Imput dell’officina di artiganato artistico è stato quello di avviare un percorso di inclusione sociale che potesse offrice anche uno sbocco lavorativo ai partecipanti.”

Tante e diverse personalità caratterizzano questo laboratorio artistico, dove dalla supervisione artistica del maestro Riccardo Dalisi, si passa al genio creativo di Marco Cecere e l’importantissimo contributi di 10 migranti africani.

“Se l’alchimia era anche l’antica pratica del trasformare i metalli vili in oro, la sinergia con cui si lavora al laboratorio ha trasformato un’esperienza didattica in una realtà di fatto. L’opera artistica e sociale di Riccardo Dalisi è stata fondamentale: il suo “design buffo” ha dato la possibilità alle nostre creazioni di delinearsi uno stile riconoscibile e ricco di figuratività espressive.”

Tutto questo lavoro, questa sinergia e questa condivisione avranno un messaggio importante da dare…

“Credo ci sia un primo messaggio intrinseco che il progetto Avventura di Latta vuol dare e che riguarda una convivenza possibile: l’incontro è ricchezza. Avventura di Latta nasce dall’incontro ed è in questo che si pone tutto il suo significato;  questo il secondo messaggio, più estrinseco, che vogliono dare le nostre creazioni: l’importanza del racconto.”

In Avventura di latta è indubbia la presenza ed il continuo riferimento a Napoli, alle sue leggende, ai miti e alle tradizioni, ed è affascinante come tale cultura passi attraverso la creatività e le mani di persone di cultura diversa.

“La città ricca di storie immagini e simbologie è indubbiamente un terreno fertile da cui trarre spunti e ispirazioni e chi si rivolge ad Avventura di Latta in genere è un pubblico che ama la propria città e tutto quello che di significativo e florido nasce da essa. Al laboratorio si parla di Napoli e delle sue storie e leggende in modo da offrirla agli artigiani stranieri che meglio la possono conoscere, così da porre le basi per instaurare un nuovo rapporto di appartenenza; è la stessa Napoli che viene restituita al pubblico arricchita di quel valore umano di accoglienza, solidarietà e unione che sempre ha contraddistinto la sua gente, anche se a volte questo valore rimane celato dietro la prepotenza dei pochi e l’indifferenza dei tanti disinnamorati di sé e della propria terra.”

Carmela Barbato

 

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UN GIORNO PER CASO…METAMORPHOSY DESIGN DI SANDRA ERCOLANI

Sono sempre più convinta del fatto che nulla accade per caso e se anche fosse, beh, il caso insieme al libero arbitrio, sono gli ingredienti migliori delle ricette meglio riuscite.

Oggi voglio raccontare una storia speciale.  Di una donna che per caso, un giorno si è liberata di un “vestito scomodo” per indossarne finalmente uno nuovo e assolutamente adatto a lei.

Di una bottiglia di acqua in P.E.T. , materiali di  scarto e metalli poveri, di una bacchetta magica detta “creatività innata”.

La protagonista di oggi è Sandra Ercolani, una Jewelry Designer, prima che Architetto. Ho avuto il piacere di scoprire le sue creazioni non per caso. Ci siamo conosciute in occasione dell’inaugurazione della mostra itinerante “Un Gioiello per la Vita” e da allora mi sono sempre chiesta cosa ci fosse dietro quell’intricato intreccio di colori e leggerezza.

sandra-ercolaniCredit photo: Sandra Ercolani

1 Sandra Ercolani nasce Architetto. Come è nata dentro di te la voglia di intraprendere una nuova strada?

In realtà Sandra Ercolani non “nasce architetto” ma lo diventa a causa di una serie di eventi più o meno sfavorevoli. Sandra Ercolani nasce artista a 360°. Fin da piccolissima scrivevo poesie e amavo disegnare. Il mio sogno di bambina era quello di fare la ritrattista sul lungomare di Rimini oppure a Venezia. Fin dalle elementari l’unica materia in cui eccellevo era il disegno e tutto ciò che implicava manualità ed inventiva. Non mi è stato possibile fare il liceo artistico perchè in quell’epoca a Piacenza non esisteva, ce n’era uno ma non era riconosciuto e così i miei genitori han pensato bene, considerando le mie doti per il disegno, di spingermi a frequentare l’istituto Tecnico per Geometri. Sono stati cinque anni di agonia infinita con vari tentativi di fuga. Nel frattempo la Sandra Creativa ha lasciato lentamente spazio alla Sandra Tecnica iscrivendosi alla Facoltà di Architettura del  Politecnico di Milano scegliendo l’indirizzo di disegno industriale ed arredamento e da lì ne è uscita la Sandra Architetto, mai troppo convinta di questa veste che stringeva ogni giorno di più. Fare l’architetto non era come mi immaginavo; tante carte, burocrazia, calcoli…niente di artistico. Parallelamente in base ai periodi che attraversavo, continuavo a dipingere, creare gioielli per me, lampade d’arredo. Tutto questo fino al giorno in cui ho ritrovato  in me quella bambina che sognava di  fare la ritrattista, senza schemi, senza troppi vincoli, senza troppe carte, senza burocrazia. Libera! Ho deciso che glielo dovevo, aveva già pazientato anche troppo, e così l’ho liberata!

Ha liberato finalmente quella bambina che scalpitava e che per cause di forza maggiore aveva dovuto chiudere i sogni in un cassetto.

A quanti di noi è capitato di dover rinunciare a qualcosa. A quanti è “stata data la possibilità di rimediare” e soprattutto quanti hanno accettato la sfida?

In ogni caso si tratta pur sempre di “scelte”, come quella che Sandra fa ogni giorno, di “salvaguardare l’ambiente”. Perchè per fortuna, all’interno del proprio fare artistico confluisce sempre il proprio modo di vivere.

2 BIO ARCHITETTURA, ECO DESIGN. In entrambi i casi la tua scelta è rivolta alla “salvaguardia”. Quanto centra con il tuo modo di vivere la tua scelta artistica?

Ho iniziato ad occuparmi di Bio architettura intorno al 1995 frequentando i corsi di specializzazione dell’istituto INBAR di Bolzano e poi di Casa Clima. Ero fermamente convinta che il “BIO” fosse il futuro dell’architettura, quando ancora, specialmente qui a Piacenza era un argomento praticamente sconosciuto. Quella di aprire un negozio e studio di progettazione nel 1998 (ecoidee) specializzato in questo campo, non fu una scelta facile; i tempi non erano abbastanza maturi e soprattutto le persone  non erano pronte ad accogliere un simile cambiamento. Alcuni si avvicinavano solo per moda o per  vanità, non c’era ancora una vera coscienza del rispetto per l’ambiente. Per me era una cosa logica, scontata. Pensavo e lo penso tutt’ora, che il nostro pianeta è prezioso, che non ha risorse inesauribili e che si debba insegnare ai bambini fin da piccolissimi a rispettarlo, così come si insegna loro a camminare o a parlare. Pertanto ogni disciplina deve contenere uno spazio anche se minimo, dedicato a questo tipo di educazione. Nel mio piccolo ho cercato di farlo in tutte le attività che ho intrapreso, a volte anche in modo inconsapevole perchè mi viene naturale.

sandra-ercolani-3credit photo: Sandra Ercolani

3 Metamorphosy design è la sfida nel ridare vita a scarti. Raccontami come nel tuo processo creativo un “bruco” diventa una magnifica “farfalla”.

Nel pensare a cosa rispondere mi viene un po da sorridere in quanto questa metamorfosi in continua evoluzione è diventata potrei dire, quasi una malattia che contagia anche chi mi è vicino.

E’ iniziato tutto guardando una bottiglia di plastica dimenticata sul tavolo. Mi sono resa  conto piano piano, minuto dopo minuto, che non vedevo più una semplice bottiglia di plastica ma tutto ciò che questa racchiudeva al suo interno. E con questo  non intendo la bevanda, ma ciò che quel materiale conteneva all’interno della sua essenza. Ciò che quel materiale , il P.E.T., sarebbe potuto diventare. Ho iniziato così a creare gioielli per il corpo e per la casa. Il problema però è iniziato nel momento in cui il “vedere oltre” non era controllabile ed ogni oggetto che incontravo sulla mia strada non riuscivo più a guardarlo per quello che era ma per ciò che sarebbe potuto diventare . Nella mia testa in realtà lo era già. Questo processo si è complicato quando anche molti a me vicino hanno iniziato a portarmi materiali ed oggetti che secondo loro io sarei riuscita a trasformare in qualcosa d’altro. Da qui la scelta del nome “metamorphosidesign”

Anche la scelta del nome quindi è un insieme di avvenimenti non voluti, ma nati dal caso. Avete presente quando tutto inizia a muoversi nella vostra direzione? Quando si prende una decisione e si agisce, poi il mondo si mobilita affinchè tu possa realizzare la tua sfida.

4 Piccole sculture delicate e raffinate. Ognuna diversa dall’altra. Qual è il filo conduttore che le unisce. Quale la traccia riscontrabile e caratterizzante?

ri-PET, VISIONARIA, eroBICI, GIOIELLO LETTERARIO, A Ferro & Fuoco, ETNICART, TESSUTOPìA

ri-PET è la mia linea primogenita, poi via via sono nate tutte le altre un po a causa di queste persone che mi stimolavano sottoponendomi in continuazione nuovi materiali ed un po anche perchè non è facile fermare una mente frenetica in continuo movimento che come una spugna assorbe gran parte di ciò che cattura la propria attenzione. Il filo conduttore principale è la materia prima di scarto, cioè quel materiale apparentemente alla fine del suo ciclo di vita. Il materiale deve comunque sempre essere riciclato o riciclabile.  L’unica linea che apparentemente si discosta un pò dalle altre è la linea A Ferro & Fuoco dove utilizzo metallo , in gran parte rame, che non proviene da riciclo perchè il rame usato in lattoneria è diverso da quello usato per lavorare la bigiotteria ed al contatto con la pelle potrebbe creare dei problemi; questo si scontrerebbe con la mia idea di benessere e di rispetto per l’ambiente e la persona. Anche in quest’ultima linea però vengono spesso materiali riciclati utilizzati per le altre linee come carta, tessuto, plastica.

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credit photo: Sandra Ercolani

5  ANIMA MUNDI.

ANIMA MUNDI è un’opera unica e non in vendita creata per il concorso “GIOIELLI IN FERMENTO 2015” , concorso che alla base ha sempre come riferimento il vino, l’uva e il vigneto ed il tema specifico di quella edizione era :”materiale, spirituale, prezioso, quotidiano. Il tema di questa edizione giocava sul valore sostanziale del gioiello quale “alimento per l’anima”, capace di soddisfare nella contemporaneità nuove esigenze espressive, sia di chi si dedica alla realizzazione dell’ornamento contemporaneo, sia di chi ne è attratto e lo sceglie per il proprio apparire”.

Con questa opera  ho voluto trasmettere un simbolo di unione tra i popoli, comprendendo nello stesso gioiello le icone di diverse religioni e alcuni simboli rappresentanti la vita. La chiusura del gioiello ripropone la mano di Fatima, poi  il sole simbolo di vita sopra ogni cosa, l’eucarestia, l’albero che rappresenta la vite con i frutti ed infine sotto, come pendenti, le campane con i mantra Tibetani.

Materiali utilizzati, rame ossidato e smaltato a fuoco.

Voglio concludere questa interessante intervista con una convinzione che da sempre porto dentro e riguarda l’anima degli oggetti apparentemente inanimati: io credo che nessun oggetto sia “morto” o “inerme”. Tutto ciò che ci circonda racchiude in sè un’energia, ed è l’artista che con il suo tocco riesce a farla uscire.

Carmela Barbato

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SWALLOW: IL DESIGN DEI MONDI VIRTUALI

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Diversità s. f. [dal lat. diversĭtas -atis]. – 1. L’esser diverso, non uguale né simile: d. d’aspetto, di colore; d. di opinioni, di gusti; d. biologica, lo stesso che biodiversità. Anche, ciò per cui due o più cose sono diverse: notare le d.; queste d. vanno scomparendo. 2. In filosofia, termine che indica la negazione dell’identità e che, soprattutto nella filosofia scolastica, è usato con riferimento a realtà di genere diverso. 3. La condizione di chi è, o considera sé stesso, o è considerato da altri, «diverso» manca una reale accettazione della diversità.

Nell’etimologia di tale termine risiedono le motivazioni per cui ho deciso di parlare di “lei” e di un “mondo parallelo”, in cui non vi sono regole e buoni costumi da rispettare se non i propri ideali e la propria immaginazione.

Uno sguardo intenso tendente al cupo. Capelli corti e neri. Passo veloce. Stile molto personale, ma accattivante. Una mente aperta e altamente creativa. Così ci siamo lasciate anni fa…quando nessuna delle due sapeva ancora quale fosse la sua strada. Passione ancora viva per la fotografia.

Oggi è una delle più famose Designer in second Life seconde “L’Homme Magazine SL”.

Ho avuto l’onore di conoscere e fare da modella all’attuale ideatrice di Swallow. Un giorno mi fa: “preparati che voglio fotografare le tue gambe!”

Pensare che quello fu poi motivo di una pesante discussione di fine anno accademico. Era il primo esame di Moda del nostro primo anno di triennale.  Chi lo avrebbe detto che un giorno avrei scritto di lei. Così diametralmente opposte, oggi ci unisce un pensiero di fondo: “la diversita è interessante”.

Lucia Esposito, in arte Swallow Designer, oggi ha meravigliosi capelli sempre neri ma lunghi, un fascino da far paura…che per altro credo abbia sempre avuto, era solo nascosto ed è più di prima un “vulcano in eruzione”

Swallow Skin and Accessory Second Life è il concretizzarsi di qualcosa in cui pochi avrebbero avuto il coraggio di credere. Ma si sa, solo i coraggiosi osano.

A differenza del mio solito modo di scrivere, stavolta ho deciso di riportare l’intervista per intero.

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1 Qual è la caratteristica che distingue il tuo lavoro?

“L’anarchia di pensiero, il rifiuto delle regole e l’essere anticonformista.

Ho lavorato precedentemente presso centri orafi e aziende di progettazione. Disegnare gioielli è sicuramente un processo creativo ma allo stesso tempo è fortemente razionale:  misure,  precisione, forme studiate al millesimo. Questo mi limitava fortemente; un giorno ho deciso di rischiare entrando in un mondo sconosciuto, fatto anche della tecnologia da cui ogni giorno non sai cosa aspettarti perché in continua evoluzione. Ma non mi definisco una persona “tecnologica”, se dovessi descrivermi con una metafora, direi di sentirmi come un poeta che scrive poesie senza conoscere la grammatica, sulla base del proprio istinto.”       

2 Hai fatto della tua passione, il tuo lavoro. In che modo Lucia Esposito si fonde con Swallow?

“Swallow e Lucia non si fondono, sono due identità individuali che camminano su percorsi paralleli in due realtà diverse, che non potranno mai compenetrarsi.

La realtà virtuale può sembrare più forte di quella che ci circonda; quando sei nei metaversi ciò che sta intorno smette di esistere. Scompare l’infelicità della famiglia, il feroce litigio con il collega di lavoro, la sofferenza di un amore finito. Ti immergi totalmente nel personaggio che diventa lo specchio dell’“Io”, così come quando leggi un romanzo e ti cali nella storia, come quando guardi un film e ti senti parte integrante della storia, ma in questa seconda vita tutto viene vissuto in maniera più intensa e coinvolgente. In SecondLife non esiste la guerra, non si invecchia, non devi nutrirti per sopravvivere. Di conseguenza anche le mode e le tendenze del fashion sono diverse, ed entrare nel gusto e nell’ottica degli utenti non è facile se non vivi il gioco in qualche modo.”

Calarsi in una seconda vita, parallela e restare però sempre se stessi o forse sdoppiarsi. Infondo non è facile coltivare quotidianamente tutte le sfumature della propria personalità. Si tratta di togliere il freno a mano e lasciare libera la fantasia, senza condizioni e limiti.

3 Da dove nasce Swallow?

“Entrai in SecondLife per la prima volta nel 2008 grazie ad un docente universitario che stava organizzando sulla piattaforma un contest di bellezza di modelle virtuali. Restai folgorata .Erano tutti gentili, simpatici, disponibili. Non riuscivo a capire come fosse possibile che quei “pupazzi” parlassero e ridessero.  In meno tempo di quanto pensassi, quelle stranezze divennero la mia normalità. Incontravo persone e ne restavo affascinata ogni volta. Con molte di loro ho vissuto esperienze uniche nella vita reale, dopo averle conosciute di persona e ancora oggi fanno parte della mia quotidianità, viaggiamo insieme e condividiamo esperienze come concerti, vacanze e altro. Conobbi una persona che da subito ha iniziato a spronarmi e lanciarmi sfide continue e oggi fa parte di Swallow. Ha creduto così tanto in me che alla fine ho finito per crederci anche io.”

4 Il tuo design, più di qualunque altro, è uno modo di vivere. I soggetti stessi sembrano venire dal “profondo”.

“Essere designer in un metaverso permette alla propria creatività di superare i limiti dell’immaginazione di andare oltre e concederti di più sotto il punto di vista artistico. In un mondo “inventato” tutto è lecito e tutti sono portati ad azzardare ed osare negli stili, perché non sarai giudicato.”

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5 Il tuo è un modo contemporaneo, nuovo ma assolutamente personale di approcciare al design, al jewelry. Una Rivoluzionaria che ha scommesso e creduto in un progetto inedito. Perché hai scelto “Secondlife”?

“SecondLife nasce nel 2003.

Nel 2008 entrai per la prima volta in questo mondo ma capii subito il suo potenziale. Aver vissuto in quel gioco con spensieratezza e senza secondi fini nella fase iniziale, mi ha permesso di entrare nella “mentalità” degli utenti senza dovermi sforzare.

Per caso, Inizia a lavorare nella progettazione 3d di gioielli nei centri orafi, e la sera tornavo e mi svagavo su Secondlife ma ogni volta che creavo un outfit al mio personaggio nulla mi soddisfaceva e iniziai a importare i miei 3d per abbellire il mio avatar e decisi di iniziare a venderli. Dopo un paio di anni vidi che con la metà degli sforzi guadagnavo di più e centinaia di personaggi indossavano le mie creazioni, anche se virtuali, così decidi di dedicarmi completamente a questo nuovo mondo. Spesso mi domandano se per me vedere le mie creazioni indossate in un mondo intangibile sia gratificante; rispondo sempre con una citazione:

“Non importa se il mondo in cui ci troviamo sia virtuale o reale. Reale è ciò che esiste nella mente.”

(Second Life, la guida ufficiale, Il volume in vendita con Repubblica e l’Espresso a giugno del 2007)

6 Quali esperienze personali e lavorative ti hanno fatto approdare al tuo “Porto”?

“Le idee sono le uniche esperienze che io tratto.”

7 Lucia Esposito nasce da sola, si è creata da sola. Cosa consiglieresti ai “Designer di nuova generazione”?

“Ai designer di nuova generazione consiglio di studiare. Approfondire sempre di più le proprie conoscenze nel proprio ambito ma anche in altri. Consiglio di esplorare nuovi luoghi, andare al cinema, leggere libri, recarsi ai musei, ai concerti, alle serate trash in discoteca, osservare tutto ciò che ci circonda, perché tutto può essere motivo di stimolo creativo e di spunto. Essere curiosi è il vero segreto.

La generazione del web 3.0 è molto fortunata, perché ha questo mezzo potentissimo che è internet, dove tutti siamo esposti in una vetrina; oggigiorno purtroppo chi non fa parte dei social, sembra come non esistere.”

E con questa frase che spiega chiaramente le dinamiche della nuova generazione concludo un’intervista che per certi versi mi ha condotto alla scoperta di nuovi punti di vista e inevitabilmente a pormi determinate domande, su quanto forse la nostra realtà, quella tangibile, sia limitata e giudicante. Io credo che oggi, il compito di un Designer sia anche e soprattutto questo: fare da traino ad un nuovo modo di pensare e di vivere, dove la libertà rispetto a determinati ambiti, non abbia condizioni. Mi fermo qui, poiché si aprirebbe un discorso molto importante, complesso e ben più ampio.

Concludo dicendo che è stato un enorme piacere parlare di una giovane donna coraggiosa, caparbia, creativa e rivoluzionaria. Mi arricchiscono sempre le Donne.

Carmela Barbato

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SI LALI SI: L’esperienza di “Compare” da Francesca

silalisiCredit Photo: Carmela Barbato

Profumo dolce e brioso, tante cose belle da vedere, caramella alla mela verde e una giovane donna entusiasta ed emozionata davanti a me pronta a mettersi a nudo.

Intervista durata 22 minuti esatti, molto intensa e calda, come il fare di Francesca.

Capelli corti, sguardo curioso, labbra carnose, occhiali indagatori delle ultime mode, e un tatuaggio al polso che la dice lunga .

SI LALI SI: Un viaggio da sola a Berlino e un fortunato incontro  Argentino. Mettici un inglese parlato male e uno spagnolo poco chiaro e parte lo slang.

Si tratta di uno slang? Beh, non è ancora chiaro  a Francesca, né a me. Certo è che Durante l’intera vacanza, “si lali si” diventa il tormentone con cui i suoi amici argentini la rassicurano , una sorta di take it easystai sciolta e per concludere in bellezza diventa un marchio stampato a pelle.

“Non ho mai trovato il significato di questo termine, né sul web, né in un hashtag. Avrei potuto attribuirgli la qualunque. Ma poi, quando ho deciso di avere uno spazio mio, non ho potuto fare altro che chiamarlo SI LALI SI, oggi, il mio stile di vita.”

silalisi2credit photo: Carmela Barbato

L’entusiasmo e l’incoscienza  sono gli ingredienti che hanno portato Francesca ad iniziare questa avventura nemmeno due anni fa.

“I miei hanno creduto in me, in un momento storico, come questo, molto critico.”

Francesca lo chiama “UNCONVENTIONAL SPACE”  e io sono pienamente d’accordo. Uno spazio che racchiude al suo interno tanti mondi diversi e opposti, energia creativa e artistica.

“Contiene quadri, abiti, accessori. Ci sono tanti stili che confluiscono, anche nell’arredo, un po’ come me. C’è la mano del mio ragazzo, un quasi architetto, con le luci sospese, le isole, molto minimal. Un po’ stile fabbrica. In realtà l’idea di base era proprio stile fabbrica, ma poi abbiamo optato per qualcosa che fosse  meno estremo, e che in ogni caso si avvicinasse di più al contesto in cui andava a nascere. Anche questo è crescere: non restare sempre sulle proprie idee. Poi c’è la moda, la mia passione per la fotografia, l’arte. Un po’ di tutto. Spero che entrare da quella porta, sia principalmente un’esperienza.”

In effetti, come lei stessa mi spiega, SI LALI SI, sito in Aversa, via Vito di Jasi 45, nasce con lo spirito dello “Stai sereno,  stai rilassato”, che è un modo di vivere, un’esperienza, è sentirsi a casa.

“Riconosco di essere una persona che sa ascoltare. La cosa più bella è che so che ogni giorno qualcuno entrerà e mi racconterà qualcosa di sé.”

Francesca  mi ribadisce più volte  il concetto di Familiarità del suo spazio, io stessa sono estremamente a mio agio:

 “Le donne entrano da SI LALI SI non solo perché trovano l’abbigliamento giusto, ma perché trovano un ambiente familiare, si sentono a casa, coccolate con caffè, tisane.

La mia Donna è un po’ eccentrica,  “Open mind” direi, nel senso che ovviamente è giusto seguire le tendenze e la moda, ma è importante anche distinguersi. Quindi una donna che non vuole omologarsi e che cerca l’esperienza  dell’acquisto.”

silalisi3credit photo: Carmela Barbato

Insomma, un piccolo luogo incantato con meravigliosa fata turchina. Tanti e disparati oggetti, dal gusto ricercato ed estroso. Ognuno con un significato, ognuno con una storia ed un perché. Ma tutti accomunati da un’unica cosa: il cambiamento

“Questo è uno spazio pensato affinchè ci sia sempre cambiamento. Tutto deve muoversi. Mi lego solo all’idea che c’è dietro questo posto. Non sono legata a nessun oggetto in particolare. Forse solo alla grafica, sviluppata da una mia cara amica. Due cuori ruotati e specchiati, a formare delle labbra, in richiamo alle mie labbra carnose e al mio fare affettuoso.”

Ma Francesca, oltre ad essere la proprietaria di SI LALI SI, è ANCHE COME DIRE, UNA MENTE CREATIVA, ARTISTICA assolutamente visibile in tutto ciò che mi circonda nella Boutique.

“Diciamo che io non ho mai avuto una vena artistica, non so disegnare, né dipingere, né scolpire. I miei studi artistici hanno aperto dentro di me una grande passione per l’arte, che cerco sempre di coltivare.”

Concludo la nostra nutriente conversazione chiedendole la data di nascita di SI LALI SI e qualche anticipazione su progetti futuri:

“14 Dicembre 2015. Credo che per allora  sarà accaduto nulla. Ci sarà sempre il mio entusiasmo, ci saranno le collezioni nuove, cappotti e pellicce. Una previsione a lungo termine è di avere tra 5 anni, al mio fianco, una persona qualificata a cui poter lasciare le redini nel caso io un pomeriggio voglia andare alla mostra di Van Gogh. Beh, poi un sogno da realizzare sarebbe mettere all’interno della boutique un bar, non di semplice caffè, ma fatto di prodotti biologici, dolce fatti in casa, tisane particolari…in cui sentirsi a casa.”

silalisi4E a proposito di casa, Francesca, mi congeda regalandomi delle parole molto emozionanti:

“Ho scelto i tuoi gioielli perché innanzitutto sono Unconventional. Io amo gli oggetti in plexiglas, ne ho già visti, ma come le tue creazioni mai. Mi hanno colpito tanto i tuoi soggetti, l’iconografia partenopea  soprattutto, il pulcinella, la bella mbriana. Qui da me Khàrm design è casa sua.”

Carmela Barbato

 

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ASSAGGI DI CULTURA: AVERSARTE CON AVERSA DOLCE E SALATA

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Artigiano:  chi, in proprio, produce oggetti d’uso o di ornamento la cui realizzazione richieda una particolare capacità tecnica e un certo gusto artistico.

Creativo: che ha creatività, capacità di creare e di inventare con libera fantasia, in relazione alla creazione artistica: l’estro.

Artigiano e Creativo sono due personalità che meravigliosamente e sapientemente si fondono nella nostra Contemporaneità.

Oggi parleremo di questo. Di una Manifestazione, organizzata  dall’ Associazione di promozione sociale Prometheus, editrice di Radio Aversa , in collaborazione con AversArte,  dove l’Arte Culinaria si accompagna a Manufatti di meravigliosa fattura artigianale e assolutamente creativi. A mio avviso, piccole e unconventional opere d’Arte.

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Metti l’aria primaverile, l’atmosfera pasquale, i colori pastello, i sorrisi, gli abbracci, la gioia del rincontrarsi, i profumi della cucina nostrana e la Domenica è servita, soprattutto se il piatto forte è una tradizione millenaria delle specialità culinarie : Il casatiello di Petrone Dolce e Salato, la pasta tipica, la Mozzarella , Azienda agricola Villa Sorbo, Slow Food Campania Azienda Agricola Migliaccio Nicola Giovanni, Azienda Agricola Di Lauro Concetta, Mr Foody.

Arte, creatività, buon cibo : Domenica 9 Aprile, Piazza Municipio, Aversa.

Una cittadina dal sapore metropolitano, briosa e giovanile. In essa si fondono aspetti diametralmente opposti: l’estro delle nuove generazioni e la cultura radicata che ne ha fatto la storia.

Mi piace esaltare sempre il lato “positivo” della mia terra, della Campania, spesso troppo  denigrata e bollata come “quelli del Sud”. Il sud, al di là delle mille contraddizioni, è una parte dello “Stivale” produttiva, caratteristica, e ricca di storia, senza la quale l’Italia, non sarebbe tale.

Ma premesso ciò, voglio raccontare gli “assaggi” di una domenica culturale.

Armata di agenda, macchina fotografica, penna e buonumore mi avvio per le strade di via Roma. Il flusso mi conduce in piazza.

Le arcate del portico accolgono ancora una volta tanti banchi che scandiscono uno spazio altamente creativo, dove il fermento scalpita. Li riconosco tutti i miei artisti. Qualcuna mi viene incontro. Patrizia Tambelli, mi abbraccia e io mi sento a casa.

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Quante novità! Quanta evoluzione!

L’Arte di Angelina mi lascia senza parole. Tele e oggetti dal gusto fiabesco, sapientemente dipinti a mano, come solo un’illustratrice può fare.

Mere JOJES e le sue spettacolari sculture: uova pasquali in  ceramiche realizzate, lavorate e dipinte interamente a mano, bambole etniche. Sempre ricorrente il cerchio e il simbolismo femminile.

Ritrovo con grande gioia Le ceramiche di Giuditta e i suoi gioielli estremamente contemporanei.Collane dallo stile e dai materiali ricercati e poi gli angeli, adorabili e sempre presenti, le uova pasquali immancabili.

I gioielli di Quisquiglie che riescono a fondere tecniche antiche e gusto moderno nell’accostamento di pietre e cromie.

Gli artigiani della pelle con splendide borse e accessori esclusivamente handmade ed in pelle. Colori estrosi, linee essenziali e pulite.

Immancabile RR58 con i simpatici e adorabili gioielli “Parlanti”. Posate antiche che con il tocco magico dell’Artista, diventano ironiche e irriverenti.Senza contare la fantasia e il gusto dei bracciali in carta. Un tocco frizzante alle mies estive.

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E poi ancora sapienti lavori all’uncinetto, gioielli in soutache  lavorati da Alessandra Vecchione

Un mondo di sogni”con creazioni in jeans, feltro, campanelle pasquali, fuoriporta, gadgets, tutto handmade.

Poi all’improvviso una piccola matriosca. Particolare ed estrosa nello stile. Sguardo pieno luce. Si presenta come Sina couture. Lei è Cesarina  Bonomo, romana e di mamma aversana. La sua non è gioielleria né bigiotteria. Monili di pietre dure, quali turchese, perle.

“C’è qualcosa di magico nelle pietre, ne sono affascinata”

L’Associazione cooperarte con i lavori delle donne. Il loro è veramente un valore inestimabile.

Rosaria Viscione con i suoi bijou dal sapore estivo. Riportano alla mente la nostra bella costiera…i rossi dei coralli, gli azzurri.

Le colorate e raffinate decorazioni floreali di MeMè, fioraie, organizzatrici eventi. Due amiche, Paola Ferraro e Mena d’Agostino. La passione per l’ambientalismo e la natura le porta circa 20 giorni fa a creare questo connubio  fatto di natura, manualità e creatività.

E poi altri ancora. Purtroppo non sono riuscita a parlare con tutti. Ma tutti degni di lode.

Voglio concludere ribadendo e non mi stancherò mai di farlo, che un oggetto fatto a mano è il più prezioso che ci sia, altro che oro e diamanti!

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Carmela Barbato

 

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L’Oro di Napoli: L’Atelier di Lello Esposito

lello-esposito-1credit photo: Carmela Barbato

A Napoli dicono: “ci vuole la ciorta!”

Io ne ho avuta quel giorno! E vi dirò che credo anche nel destino.

Il tragitto è stato impervio e alquanto improbabile, la meta, la scia luminosa dei Re magi.

Ho visitato molti luoghi d’arte, ma mai nessuno mi ha emozionata tanto da procurarmi un pianto.

Uno sguardo, una stretta di mano e ti senti subito a “casa”. L’Atelier di Lello Esposito è la voce soffocata di Napoli. Ti accoglie con luci soffuse e ti accompagna tra colori, installazioni, maschere, Dipinti.

Mentre racconta, nei suoi occhi l’Amore. Un fiume in eruzione, si fatica a stargli dietro. Tanti libri. Una ricchezza inestimabile. Sguardo umile e forse un po’ stanco, di chi con la sua arte ha dato tanto ad una città così culturalmente ricca, ma estremamente complicata e contraddittoria.

Il suo laboratorio: pennelli, colori, opere in cantiere, inediti. Lui sorride, è a casa sua. È il suo mondo, ed io non mi sento intrusa, né estranea. Ecco questo dovrebbe sempre impegnarsi a fare l’ARTE.

lello-espositocredit photo: Carmela Barbato

Non è semplice raccontare Lello Esposito e la sua Napoli: Pulcinella, la maschera, l’uovo, il vulcano, San Gennaro, il corno. Metamorfosi  e Ricerca si uniscono alla continua e profonda sperimentazione tra scultura e pittura. I colori sono corposi e vivi,  scalpitano come la città di cui parlano. I materiali prediletti per Sculture e installazioni sono alluminio e bronzo.

L’ impressione è che i suoi personaggi parlano pur stando in silenzio. La sua arte è un miscuglio di Napoli inquanto città, Lello Esposito inquanto artista ed uomo e del rapporto tra le parti.

Sono passati ormai alcuni mesi da quella mattina e per me è stato un incontro fortunato. Una chiacchierata durata mezz’ora circa, che mi ha aperto tante piccole porticine interiori. Da allora sono accadute tante cose a me stessa, alla mia arte e molte grazie a quelle parole.

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Soprattutto, durante il viaggio di ritorno ho avuto l’ennesima conferma e consapevolezza che l’ARTE non è COMMERCIO, che un Artista è prima di tutto un UOMO e che i SOGNI  e i DESIDERI si materializzano con la fatica e il sudore della fronte, con il sacrificio, ma sopra ogni cosa credendoci, anche quando il mare ti rema contro.

Carmela Barbato