Kuturi e il ritorno alle origini: “Oxidium oltre l’icona” al PAN

 

blog-4credit photo: Carmela Barbato

Oltre qualsiasi aspettativa, Salvatore Cuturi, in arte kuturi, con la sua prima mostra “Oxidium oltre l’icona” sbaraglia le porte del PAN. È l’8 Luglio e sono le 18:30. Il palazzo napoletano brulica di persone: curiosi, amici, parenti e racchiude nella sua atmosfera di fermento un po di Napoli e un po’ di Milano. L’artista, di origini partenopee, lavora da ben 35 anni a Milano, dove peraltro vive.

La mostra curata dal professor Andrea B. del Guercio, docente dell’Accademia di Brera, accoglie tra le altre personalità di spicco, l’amato artista Enzo Avitabile.

Vi chiederete cosa c’entra con KUTURI. Oltre ad essere seduto proprio accanto a lui, è la sua “musa ispiratrice”, o meglio sono le sue canzoni, la sua musica ad accompagnare l’artista nella creazione di tutte le sue opere. Quella di KUTURI è arte religiosa, i suoi progetti esposti si snodano tra icone sacre, installazioni e sculture ove protagonista è la trasformazione della materia: ossidazione di metalli preziosi con l’ausilio di reagenti chimici, tra cui la birra. La sua tela pittorica è la tavola, la tavolozza colori le reazioni chimiche.

blog-2credit photo: Carmela Barbato

Sono opere di pura emozione. Traspare ricerca, studio, sperimentazione della materia .

Lui è pura emozione. Io ho l’onore di osservarlo da un posticino in terza fila.

La mia è una posizione privilegiata, una prospettiva “umana”. Mi piace definirla così, perché da qui, tra tanti volti, riesco a scorgere l’emozione dal suo viso, dagli occhi. Lo sguardo è fiero, timido e genuino. La voce affermativa, ma umile, alla nostra portata, perché come lui stesso afferma “L’Arte deve essere alla portata di tutti”.

La Croce, il polittico, la tomba. Opere di grande impatto visivo – emotivo. Tre icone della liturgia cristiana, corrispondenti a vita, morte e resurrezione, sono completamente reinterpretate, conservando la loro sacra spiritualità. C’è un grande lavoro di decontestualizzazione, dove ogni simbolo assolutamente riconoscibile diventa altro, spogliato dei suoi panni e lasciato al suo stato puro, ossidando e cicatrizzando.

Dietro quelle che sono sperimentazioni materiali, c’è qualcosa di più profondo. E a proposito della cicatrizzazione, Kuturi dice qualcosa di assolutamente vero che ha aperto e aprirà a voi la mente a tante riflessioni, con cui voglio concludere:

 “ Gli uomini mostrano con onore le loro cicatrici, come fossero medaglie. Le donne nascondono il segno del parto e le smagliature. Dovrebbero invece mostrarle al mondo con onore, perché sono cicatrici di vita.”

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Carmela Barbato

OPERAZIONE-SAN-GENNARO

Il NAPOLI DESIGN MARKET alla 3°edizione è ancora più “succulento”

gusto-sano-napoletanocredit photo: Carmela Barbato

Circa un mese fa, una domenica pomeriggio, precisamente il 28 Maggio, come di sovente mi reco a Napoli alla ricerca di “Qualcosa di interessante di cui (s)parlare.

So già, in realtà a cosa vado incontro: un immancabile appuntamento con le eccellenze Made In Italy.

Il complesso monumentale dei  S.S. Apostoli mi accoglie in un grande cortile, lievi note musicali in sottofondo, sorrisi, abbracci, mani che si incontrano. In effetti è sempre così, la cultura, il design , l’arte sono momenti di alta condivisione, durante i quali avvengono scambi di comunicazione importanti.

Poi lasciatemi dire che Napoli, senza nulla togliere al resto dell’Italia, è la culla dell’accoglienza. E questo credo sia un ingrediente difficile da trovare.

Inseriti nel programma ufficiale del maggio di monumenti, al Napoli Design Market  hanno omaggiato Napoli e Totò chiedendo ad ogni artista espositore di creare per l’occasione un “oggetto omaggio a totò”: mostre, workshop, esposizione e tanto altro.

Ad accogliermi in prima fila le delizie di Gusto Sano Napoletano, un’idea di Valeria Zazzu, biologa Nutrizionista che nel febbraio 2016 alla tradizione napoletana decide di unire salute e gusto sostenibile.

Tra gli espositori, di particolare interesse Dario Scotto di Luzio con i suoi oggetti di design mobili e componibili.  Gli A-zero/Ring di ECCEL, splendidi anelli realizzati con l’innovativo e inusuale Corian. La particolarità risiede nel fatto che tale materiale è utilizzato in ambito architettonico e dell’interior design. I ring e altri oggetti nascono da ritagli di Corian assemblati con speciali collanti.

lievecredit photo: Carmela Barbato

Proseguendo incontro lei, LIEVE. Ciò che da subito mi cattura è il contrasto tra “ciò che appare e ciò che è

“LIEVE nasce nel 2015, dall’alleanza tra un Architetto e un Grafico, col desiderio di realizzare oggetti minimali ove la materialità e l’astrazione si incontrassero.”

Si tratta di un brand assolutamente Made in Naples, ma paradossalmente restituisce un’immagine della città completamente nuova, anche e soprattutto rispetto alle artigianalità tipiche partenopee, come di seguito spiegano gli ideatori:

“Nulla nasce nel vuoto e ovviamente LIEVE, formata da due napoletani, risente del contesto e della storia della città da cui prende le mosse. Questo prendere le mosse è, però, anche prendere le distanze da una certa declinazione dell’artigianato napoletano a nostro avviso eccessivamente ossequioso, tradizionale e, a conti fatti, derivativo. Ci piace pensarci come napoletani curiosi di quanto (un intero mondo) napoletano non è e può vivificare la nostra cultura e storia sottraendola all’agiografia vuota.”

Un messaggio così rilevante e speciale trasmesso attraverso estrema e delicata leggerezza:

“Lo stessa scelta del nome del brand – “LIEVE” – sta indicare quanto sia importante per noi la leggerezza sia come metafora sia come concetto applicato al design. Dalla scelta dei materiali al disegno stesso ci preoccupa ottenere un risultato che sorprenda anche spiazzando. Una festa di leggerezza inattesa.”

Lieve è una continua scoperta. Una sorta di matriosca. Un concept molto ricco dove va a confluire anche  background di studi degli artisti ideatori, come mi ribadiscono loro stessi:

“L’architettura e la sua storia è piena di sperimentazioni, avanguardie e, purtroppo, restaurazioni. Come dicevamo prima, nulla nasce nel vuoto ed è quindi innegabile nelle nostre creazioni l’influenza di tante sperimentazioni e geometrie architettoniche che in un modo o nell’altro hanno educato il nostro gusto.”

OPERAZIONE-SAN-GENNAROcredit photo: Operazione San Gennaro – Ph I TRANCHESE FOTOGRAFI

Operazione San Gennaro è sicuramente un chiaro riferimento al nostro “Tesoro di San Gennaro”, ma ancor più evidente è il riferimento al film “Operazione San Gennaro” , come mi spiega Enrica Gasperini

“La nostra idea è quella di ricreare un piccolo tesoro di sartoria e artigianato napoletano, recuperando i ritagli di stoffe e passamanerie, spesso unici e pregiati, inutilizzati dalle sartorie teatraliReinterpretando il tessuto in maniera creativa e originale, assecondandone la vocazione teatrale e spesso un po’ barocca. Da qui la scelta del nostro nome.”

Qualcosa di estremamente accattivante ed estroso che oltre l’impronta squisitamente made in Naples, porta anche qualcosa di “arabesco”.

Un piccolo oggetto che pur essendo la risultante del “recupero”, ha un’anima lussuosa e aristocratica:

“Un sipario di velluto rosso non più utilizzato, ci ha dato l’imput per iniziare questo nuovo percorso.”

Operazione San Gennaro è un brand 100% napoletano, fresco, creativo e tutto al femminile

“Nasce dall’incontro, ma anche dall’amicizia, tra una costumista teatrale e cinematografica, Francesca Romana Scudiero,  e un architetto designer, Enrica Gasperini. Si avvale inoltre  della collaborazione di una giovane sarta modellista, Federica Amato.”

“L’obiettivo comune è fare in modo che il nostro prodotto sia sempre un coerente manifesto di ciò che siamo.”

ri.abitocredit photo: RI.ABITO

La visione di quei poliedri di diversa dimensione e grande consistenza mi ha avvicinata al suo stand. Ma anche il suo fare così “caloroso”

Parlo di lei, la poliedrica creatrice e ideatrice di RI.ABITO e lei mi si presenta così, nel modo più semplice e accattivante possibile:

“Sono Elena Manocchio, designer e artigiana napoletana e RI.ABITO  è il mio laboratorio creativo, la mia officina, la mia scommessa lavorativa.”

Adoro la frase “la mia scommessa lavorativa”. Sono davvero poche, oggi le mosche bianche che rinunciano alla stabilità di un lavoro fisso da impiegato e scelgono con coraggio ed entusiasmo di seguire la propria intuizione.

2 Cosa accade in questa “officina creativa” quando una nuova idea bolle in pentola?

“Ogni giorno viene fuori qualche idea nuova e devo dire che qui la macchina creativa è sempre in moto. Dal pensiero all’azione è un attimo e i processi di realizzazione dei miei prodotti sono molteplici e vari”

Poliedrica è una delle nuove linee, nata nell’officina creativa di Elena ed è strettamente legata all’anima stessa di RI.ABITO:

“Etimologicamente il poliedro incarna perfettamente l’anima di Ri.Abito (πολύεδρος «dalle molte dimore») e la sua forma geometrica ben raffigura la varietà dell’esperienza umana e la necessità di sperimentare i molteplici aspetti della vita (molte dimore) nell’ambizione della conoscenza di sé. L’amore per le forme dunque, l’interesse scientifico (che è poi quello umanistico), la seducente consapevolezza della complessità e pluralità dell’animo umano ha dato vita a Poliedrica, una linea di oggetti in legno e metallo (argento e acciaio su tutti): collane, orecchini, bracciali, anelli, ma anche portachiavi, appendiabiti e tanti altri accessori per la casa. Tutto rigorosamente lavorato e dipinto a mano.”

Ma c’è molto di più. RI. ABITO racchiude al suo interno un significato più intimo e un forte legame alla “casa” intesa nel significato di “abitare”, come di seguito spiega la stessa Elena:

“Ri.Abito è il nome che ho dato al mio sentiero e non è un nome casuale: abitare è un concetto piuttosto ampio e complesso che difficilmente si incastra in quattro mura, si può abitare una casa certo, ma anche una città, si può abitare una relazione oppure uno stato d’animo, un libro, un piccolo gioiello.

Abitare è un pensiero rassicurante e accogliente ma profondamente vitale e instabile, e a me interessa tutto ciò che ruota attorno a tale articolata visione di questo verbo e, per quanto sia nelle mie capacità, provo a darne una mia interpretazione… è questo che intendo con Ri.Abito!”

AVVENTURA-DI-LATTA

credit photo: www.facebook.com/Avventuradilatta

Ultimo, ma non meno importante, anzi, AVVENTURA DI LATTA. Un LABORATORIO SPECIALE, dove a mio avviso oltre la creatività che si tramuta in arte, c’è ben altro. C’è la volontà di voler fortemente cambiare le cose, di voler “socializzare” “accogliere” e “coinvolgere”.

Il progetto nasce in un modo speciale, come spiega Marco Cecere, il Designer:

“Il laboratorio nasce nel Novembre del 2013, dall’incontro tra il compasso d’oro Riccardo Dalisi e Carmela Tagliamonte, fondatrice di “Samb e Diop”, associazione che lavora in ambito sociale.”

“[…]Imput dell’officina di artiganato artistico è stato quello di avviare un percorso di inclusione sociale che potesse offrice anche uno sbocco lavorativo ai partecipanti.”

Tante e diverse personalità caratterizzano questo laboratorio artistico, dove dalla supervisione artistica del maestro Riccardo Dalisi, si passa al genio creativo di Marco Cecere e l’importantissimo contributi di 10 migranti africani.

“Se l’alchimia era anche l’antica pratica del trasformare i metalli vili in oro, la sinergia con cui si lavora al laboratorio ha trasformato un’esperienza didattica in una realtà di fatto. L’opera artistica e sociale di Riccardo Dalisi è stata fondamentale: il suo “design buffo” ha dato la possibilità alle nostre creazioni di delinearsi uno stile riconoscibile e ricco di figuratività espressive.”

Tutto questo lavoro, questa sinergia e questa condivisione avranno un messaggio importante da dare…

“Credo ci sia un primo messaggio intrinseco che il progetto Avventura di Latta vuol dare e che riguarda una convivenza possibile: l’incontro è ricchezza. Avventura di Latta nasce dall’incontro ed è in questo che si pone tutto il suo significato;  questo il secondo messaggio, più estrinseco, che vogliono dare le nostre creazioni: l’importanza del racconto.”

In Avventura di latta è indubbia la presenza ed il continuo riferimento a Napoli, alle sue leggende, ai miti e alle tradizioni, ed è affascinante come tale cultura passi attraverso la creatività e le mani di persone di cultura diversa.

“La città ricca di storie immagini e simbologie è indubbiamente un terreno fertile da cui trarre spunti e ispirazioni e chi si rivolge ad Avventura di Latta in genere è un pubblico che ama la propria città e tutto quello che di significativo e florido nasce da essa. Al laboratorio si parla di Napoli e delle sue storie e leggende in modo da offrirla agli artigiani stranieri che meglio la possono conoscere, così da porre le basi per instaurare un nuovo rapporto di appartenenza; è la stessa Napoli che viene restituita al pubblico arricchita di quel valore umano di accoglienza, solidarietà e unione che sempre ha contraddistinto la sua gente, anche se a volte questo valore rimane celato dietro la prepotenza dei pochi e l’indifferenza dei tanti disinnamorati di sé e della propria terra.”

Carmela Barbato

 

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UN GIORNO PER CASO…METAMORPHOSY DESIGN DI SANDRA ERCOLANI

Sono sempre più convinta del fatto che nulla accade per caso e se anche fosse, beh, il caso insieme al libero arbitrio, sono gli ingredienti migliori delle ricette meglio riuscite.

Oggi voglio raccontare una storia speciale.  Di una donna che per caso, un giorno si è liberata di un “vestito scomodo” per indossarne finalmente uno nuovo e assolutamente adatto a lei.

Di una bottiglia di acqua in P.E.T. , materiali di  scarto e metalli poveri, di una bacchetta magica detta “creatività innata”.

La protagonista di oggi è Sandra Ercolani, una Jewelry Designer, prima che Architetto. Ho avuto il piacere di scoprire le sue creazioni non per caso. Ci siamo conosciute in occasione dell’inaugurazione della mostra itinerante “Un Gioiello per la Vita” e da allora mi sono sempre chiesta cosa ci fosse dietro quell’intricato intreccio di colori e leggerezza.

sandra-ercolaniCredit photo: Sandra Ercolani

1 Sandra Ercolani nasce Architetto. Come è nata dentro di te la voglia di intraprendere una nuova strada?

In realtà Sandra Ercolani non “nasce architetto” ma lo diventa a causa di una serie di eventi più o meno sfavorevoli. Sandra Ercolani nasce artista a 360°. Fin da piccolissima scrivevo poesie e amavo disegnare. Il mio sogno di bambina era quello di fare la ritrattista sul lungomare di Rimini oppure a Venezia. Fin dalle elementari l’unica materia in cui eccellevo era il disegno e tutto ciò che implicava manualità ed inventiva. Non mi è stato possibile fare il liceo artistico perchè in quell’epoca a Piacenza non esisteva, ce n’era uno ma non era riconosciuto e così i miei genitori han pensato bene, considerando le mie doti per il disegno, di spingermi a frequentare l’istituto Tecnico per Geometri. Sono stati cinque anni di agonia infinita con vari tentativi di fuga. Nel frattempo la Sandra Creativa ha lasciato lentamente spazio alla Sandra Tecnica iscrivendosi alla Facoltà di Architettura del  Politecnico di Milano scegliendo l’indirizzo di disegno industriale ed arredamento e da lì ne è uscita la Sandra Architetto, mai troppo convinta di questa veste che stringeva ogni giorno di più. Fare l’architetto non era come mi immaginavo; tante carte, burocrazia, calcoli…niente di artistico. Parallelamente in base ai periodi che attraversavo, continuavo a dipingere, creare gioielli per me, lampade d’arredo. Tutto questo fino al giorno in cui ho ritrovato  in me quella bambina che sognava di  fare la ritrattista, senza schemi, senza troppi vincoli, senza troppe carte, senza burocrazia. Libera! Ho deciso che glielo dovevo, aveva già pazientato anche troppo, e così l’ho liberata!

Ha liberato finalmente quella bambina che scalpitava e che per cause di forza maggiore aveva dovuto chiudere i sogni in un cassetto.

A quanti di noi è capitato di dover rinunciare a qualcosa. A quanti è “stata data la possibilità di rimediare” e soprattutto quanti hanno accettato la sfida?

In ogni caso si tratta pur sempre di “scelte”, come quella che Sandra fa ogni giorno, di “salvaguardare l’ambiente”. Perchè per fortuna, all’interno del proprio fare artistico confluisce sempre il proprio modo di vivere.

2 BIO ARCHITETTURA, ECO DESIGN. In entrambi i casi la tua scelta è rivolta alla “salvaguardia”. Quanto centra con il tuo modo di vivere la tua scelta artistica?

Ho iniziato ad occuparmi di Bio architettura intorno al 1995 frequentando i corsi di specializzazione dell’istituto INBAR di Bolzano e poi di Casa Clima. Ero fermamente convinta che il “BIO” fosse il futuro dell’architettura, quando ancora, specialmente qui a Piacenza era un argomento praticamente sconosciuto. Quella di aprire un negozio e studio di progettazione nel 1998 (ecoidee) specializzato in questo campo, non fu una scelta facile; i tempi non erano abbastanza maturi e soprattutto le persone  non erano pronte ad accogliere un simile cambiamento. Alcuni si avvicinavano solo per moda o per  vanità, non c’era ancora una vera coscienza del rispetto per l’ambiente. Per me era una cosa logica, scontata. Pensavo e lo penso tutt’ora, che il nostro pianeta è prezioso, che non ha risorse inesauribili e che si debba insegnare ai bambini fin da piccolissimi a rispettarlo, così come si insegna loro a camminare o a parlare. Pertanto ogni disciplina deve contenere uno spazio anche se minimo, dedicato a questo tipo di educazione. Nel mio piccolo ho cercato di farlo in tutte le attività che ho intrapreso, a volte anche in modo inconsapevole perchè mi viene naturale.

sandra-ercolani-3credit photo: Sandra Ercolani

3 Metamorphosy design è la sfida nel ridare vita a scarti. Raccontami come nel tuo processo creativo un “bruco” diventa una magnifica “farfalla”.

Nel pensare a cosa rispondere mi viene un po da sorridere in quanto questa metamorfosi in continua evoluzione è diventata potrei dire, quasi una malattia che contagia anche chi mi è vicino.

E’ iniziato tutto guardando una bottiglia di plastica dimenticata sul tavolo. Mi sono resa  conto piano piano, minuto dopo minuto, che non vedevo più una semplice bottiglia di plastica ma tutto ciò che questa racchiudeva al suo interno. E con questo  non intendo la bevanda, ma ciò che quel materiale conteneva all’interno della sua essenza. Ciò che quel materiale , il P.E.T., sarebbe potuto diventare. Ho iniziato così a creare gioielli per il corpo e per la casa. Il problema però è iniziato nel momento in cui il “vedere oltre” non era controllabile ed ogni oggetto che incontravo sulla mia strada non riuscivo più a guardarlo per quello che era ma per ciò che sarebbe potuto diventare . Nella mia testa in realtà lo era già. Questo processo si è complicato quando anche molti a me vicino hanno iniziato a portarmi materiali ed oggetti che secondo loro io sarei riuscita a trasformare in qualcosa d’altro. Da qui la scelta del nome “metamorphosidesign”

Anche la scelta del nome quindi è un insieme di avvenimenti non voluti, ma nati dal caso. Avete presente quando tutto inizia a muoversi nella vostra direzione? Quando si prende una decisione e si agisce, poi il mondo si mobilita affinchè tu possa realizzare la tua sfida.

4 Piccole sculture delicate e raffinate. Ognuna diversa dall’altra. Qual è il filo conduttore che le unisce. Quale la traccia riscontrabile e caratterizzante?

ri-PET, VISIONARIA, eroBICI, GIOIELLO LETTERARIO, A Ferro & Fuoco, ETNICART, TESSUTOPìA

ri-PET è la mia linea primogenita, poi via via sono nate tutte le altre un po a causa di queste persone che mi stimolavano sottoponendomi in continuazione nuovi materiali ed un po anche perchè non è facile fermare una mente frenetica in continuo movimento che come una spugna assorbe gran parte di ciò che cattura la propria attenzione. Il filo conduttore principale è la materia prima di scarto, cioè quel materiale apparentemente alla fine del suo ciclo di vita. Il materiale deve comunque sempre essere riciclato o riciclabile.  L’unica linea che apparentemente si discosta un pò dalle altre è la linea A Ferro & Fuoco dove utilizzo metallo , in gran parte rame, che non proviene da riciclo perchè il rame usato in lattoneria è diverso da quello usato per lavorare la bigiotteria ed al contatto con la pelle potrebbe creare dei problemi; questo si scontrerebbe con la mia idea di benessere e di rispetto per l’ambiente e la persona. Anche in quest’ultima linea però vengono spesso materiali riciclati utilizzati per le altre linee come carta, tessuto, plastica.

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credit photo: Sandra Ercolani

5  ANIMA MUNDI.

ANIMA MUNDI è un’opera unica e non in vendita creata per il concorso “GIOIELLI IN FERMENTO 2015” , concorso che alla base ha sempre come riferimento il vino, l’uva e il vigneto ed il tema specifico di quella edizione era :”materiale, spirituale, prezioso, quotidiano. Il tema di questa edizione giocava sul valore sostanziale del gioiello quale “alimento per l’anima”, capace di soddisfare nella contemporaneità nuove esigenze espressive, sia di chi si dedica alla realizzazione dell’ornamento contemporaneo, sia di chi ne è attratto e lo sceglie per il proprio apparire”.

Con questa opera  ho voluto trasmettere un simbolo di unione tra i popoli, comprendendo nello stesso gioiello le icone di diverse religioni e alcuni simboli rappresentanti la vita. La chiusura del gioiello ripropone la mano di Fatima, poi  il sole simbolo di vita sopra ogni cosa, l’eucarestia, l’albero che rappresenta la vite con i frutti ed infine sotto, come pendenti, le campane con i mantra Tibetani.

Materiali utilizzati, rame ossidato e smaltato a fuoco.

Voglio concludere questa interessante intervista con una convinzione che da sempre porto dentro e riguarda l’anima degli oggetti apparentemente inanimati: io credo che nessun oggetto sia “morto” o “inerme”. Tutto ciò che ci circonda racchiude in sè un’energia, ed è l’artista che con il suo tocco riesce a farla uscire.

Carmela Barbato

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SWALLOW: IL DESIGN DEI MONDI VIRTUALI

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Diversità s. f. [dal lat. diversĭtas -atis]. – 1. L’esser diverso, non uguale né simile: d. d’aspetto, di colore; d. di opinioni, di gusti; d. biologica, lo stesso che biodiversità. Anche, ciò per cui due o più cose sono diverse: notare le d.; queste d. vanno scomparendo. 2. In filosofia, termine che indica la negazione dell’identità e che, soprattutto nella filosofia scolastica, è usato con riferimento a realtà di genere diverso. 3. La condizione di chi è, o considera sé stesso, o è considerato da altri, «diverso» manca una reale accettazione della diversità.

Nell’etimologia di tale termine risiedono le motivazioni per cui ho deciso di parlare di “lei” e di un “mondo parallelo”, in cui non vi sono regole e buoni costumi da rispettare se non i propri ideali e la propria immaginazione.

Uno sguardo intenso tendente al cupo. Capelli corti e neri. Passo veloce. Stile molto personale, ma accattivante. Una mente aperta e altamente creativa. Così ci siamo lasciate anni fa…quando nessuna delle due sapeva ancora quale fosse la sua strada. Passione ancora viva per la fotografia.

Oggi è una delle più famose Designer in second Life seconde “L’Homme Magazine SL”.

Ho avuto l’onore di conoscere e fare da modella all’attuale ideatrice di Swallow. Un giorno mi fa: “preparati che voglio fotografare le tue gambe!”

Pensare che quello fu poi motivo di una pesante discussione di fine anno accademico. Era il primo esame di Moda del nostro primo anno di triennale.  Chi lo avrebbe detto che un giorno avrei scritto di lei. Così diametralmente opposte, oggi ci unisce un pensiero di fondo: “la diversita è interessante”.

Lucia Esposito, in arte Swallow Designer, oggi ha meravigliosi capelli sempre neri ma lunghi, un fascino da far paura…che per altro credo abbia sempre avuto, era solo nascosto ed è più di prima un “vulcano in eruzione”

Swallow Skin and Accessory Second Life è il concretizzarsi di qualcosa in cui pochi avrebbero avuto il coraggio di credere. Ma si sa, solo i coraggiosi osano.

A differenza del mio solito modo di scrivere, stavolta ho deciso di riportare l’intervista per intero.

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1 Qual è la caratteristica che distingue il tuo lavoro?

“L’anarchia di pensiero, il rifiuto delle regole e l’essere anticonformista.

Ho lavorato precedentemente presso centri orafi e aziende di progettazione. Disegnare gioielli è sicuramente un processo creativo ma allo stesso tempo è fortemente razionale:  misure,  precisione, forme studiate al millesimo. Questo mi limitava fortemente; un giorno ho deciso di rischiare entrando in un mondo sconosciuto, fatto anche della tecnologia da cui ogni giorno non sai cosa aspettarti perché in continua evoluzione. Ma non mi definisco una persona “tecnologica”, se dovessi descrivermi con una metafora, direi di sentirmi come un poeta che scrive poesie senza conoscere la grammatica, sulla base del proprio istinto.”       

2 Hai fatto della tua passione, il tuo lavoro. In che modo Lucia Esposito si fonde con Swallow?

“Swallow e Lucia non si fondono, sono due identità individuali che camminano su percorsi paralleli in due realtà diverse, che non potranno mai compenetrarsi.

La realtà virtuale può sembrare più forte di quella che ci circonda; quando sei nei metaversi ciò che sta intorno smette di esistere. Scompare l’infelicità della famiglia, il feroce litigio con il collega di lavoro, la sofferenza di un amore finito. Ti immergi totalmente nel personaggio che diventa lo specchio dell’“Io”, così come quando leggi un romanzo e ti cali nella storia, come quando guardi un film e ti senti parte integrante della storia, ma in questa seconda vita tutto viene vissuto in maniera più intensa e coinvolgente. In SecondLife non esiste la guerra, non si invecchia, non devi nutrirti per sopravvivere. Di conseguenza anche le mode e le tendenze del fashion sono diverse, ed entrare nel gusto e nell’ottica degli utenti non è facile se non vivi il gioco in qualche modo.”

Calarsi in una seconda vita, parallela e restare però sempre se stessi o forse sdoppiarsi. Infondo non è facile coltivare quotidianamente tutte le sfumature della propria personalità. Si tratta di togliere il freno a mano e lasciare libera la fantasia, senza condizioni e limiti.

3 Da dove nasce Swallow?

“Entrai in SecondLife per la prima volta nel 2008 grazie ad un docente universitario che stava organizzando sulla piattaforma un contest di bellezza di modelle virtuali. Restai folgorata .Erano tutti gentili, simpatici, disponibili. Non riuscivo a capire come fosse possibile che quei “pupazzi” parlassero e ridessero.  In meno tempo di quanto pensassi, quelle stranezze divennero la mia normalità. Incontravo persone e ne restavo affascinata ogni volta. Con molte di loro ho vissuto esperienze uniche nella vita reale, dopo averle conosciute di persona e ancora oggi fanno parte della mia quotidianità, viaggiamo insieme e condividiamo esperienze come concerti, vacanze e altro. Conobbi una persona che da subito ha iniziato a spronarmi e lanciarmi sfide continue e oggi fa parte di Swallow. Ha creduto così tanto in me che alla fine ho finito per crederci anche io.”

4 Il tuo design, più di qualunque altro, è uno modo di vivere. I soggetti stessi sembrano venire dal “profondo”.

“Essere designer in un metaverso permette alla propria creatività di superare i limiti dell’immaginazione di andare oltre e concederti di più sotto il punto di vista artistico. In un mondo “inventato” tutto è lecito e tutti sono portati ad azzardare ed osare negli stili, perché non sarai giudicato.”

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5 Il tuo è un modo contemporaneo, nuovo ma assolutamente personale di approcciare al design, al jewelry. Una Rivoluzionaria che ha scommesso e creduto in un progetto inedito. Perché hai scelto “Secondlife”?

“SecondLife nasce nel 2003.

Nel 2008 entrai per la prima volta in questo mondo ma capii subito il suo potenziale. Aver vissuto in quel gioco con spensieratezza e senza secondi fini nella fase iniziale, mi ha permesso di entrare nella “mentalità” degli utenti senza dovermi sforzare.

Per caso, Inizia a lavorare nella progettazione 3d di gioielli nei centri orafi, e la sera tornavo e mi svagavo su Secondlife ma ogni volta che creavo un outfit al mio personaggio nulla mi soddisfaceva e iniziai a importare i miei 3d per abbellire il mio avatar e decisi di iniziare a venderli. Dopo un paio di anni vidi che con la metà degli sforzi guadagnavo di più e centinaia di personaggi indossavano le mie creazioni, anche se virtuali, così decidi di dedicarmi completamente a questo nuovo mondo. Spesso mi domandano se per me vedere le mie creazioni indossate in un mondo intangibile sia gratificante; rispondo sempre con una citazione:

“Non importa se il mondo in cui ci troviamo sia virtuale o reale. Reale è ciò che esiste nella mente.”

(Second Life, la guida ufficiale, Il volume in vendita con Repubblica e l’Espresso a giugno del 2007)

6 Quali esperienze personali e lavorative ti hanno fatto approdare al tuo “Porto”?

“Le idee sono le uniche esperienze che io tratto.”

7 Lucia Esposito nasce da sola, si è creata da sola. Cosa consiglieresti ai “Designer di nuova generazione”?

“Ai designer di nuova generazione consiglio di studiare. Approfondire sempre di più le proprie conoscenze nel proprio ambito ma anche in altri. Consiglio di esplorare nuovi luoghi, andare al cinema, leggere libri, recarsi ai musei, ai concerti, alle serate trash in discoteca, osservare tutto ciò che ci circonda, perché tutto può essere motivo di stimolo creativo e di spunto. Essere curiosi è il vero segreto.

La generazione del web 3.0 è molto fortunata, perché ha questo mezzo potentissimo che è internet, dove tutti siamo esposti in una vetrina; oggigiorno purtroppo chi non fa parte dei social, sembra come non esistere.”

E con questa frase che spiega chiaramente le dinamiche della nuova generazione concludo un’intervista che per certi versi mi ha condotto alla scoperta di nuovi punti di vista e inevitabilmente a pormi determinate domande, su quanto forse la nostra realtà, quella tangibile, sia limitata e giudicante. Io credo che oggi, il compito di un Designer sia anche e soprattutto questo: fare da traino ad un nuovo modo di pensare e di vivere, dove la libertà rispetto a determinati ambiti, non abbia condizioni. Mi fermo qui, poiché si aprirebbe un discorso molto importante, complesso e ben più ampio.

Concludo dicendo che è stato un enorme piacere parlare di una giovane donna coraggiosa, caparbia, creativa e rivoluzionaria. Mi arricchiscono sempre le Donne.

Carmela Barbato

silalisi

SI LALI SI: L’esperienza di “Compare” da Francesca

silalisiCredit Photo: Carmela Barbato

Profumo dolce e brioso, tante cose belle da vedere, caramella alla mela verde e una giovane donna entusiasta ed emozionata davanti a me pronta a mettersi a nudo.

Intervista durata 22 minuti esatti, molto intensa e calda, come il fare di Francesca.

Capelli corti, sguardo curioso, labbra carnose, occhiali indagatori delle ultime mode, e un tatuaggio al polso che la dice lunga .

SI LALI SI: Un viaggio da sola a Berlino e un fortunato incontro  Argentino. Mettici un inglese parlato male e uno spagnolo poco chiaro e parte lo slang.

Si tratta di uno slang? Beh, non è ancora chiaro  a Francesca, né a me. Certo è che Durante l’intera vacanza, “si lali si” diventa il tormentone con cui i suoi amici argentini la rassicurano , una sorta di take it easystai sciolta e per concludere in bellezza diventa un marchio stampato a pelle.

“Non ho mai trovato il significato di questo termine, né sul web, né in un hashtag. Avrei potuto attribuirgli la qualunque. Ma poi, quando ho deciso di avere uno spazio mio, non ho potuto fare altro che chiamarlo SI LALI SI, oggi, il mio stile di vita.”

silalisi2credit photo: Carmela Barbato

L’entusiasmo e l’incoscienza  sono gli ingredienti che hanno portato Francesca ad iniziare questa avventura nemmeno due anni fa.

“I miei hanno creduto in me, in un momento storico, come questo, molto critico.”

Francesca lo chiama “UNCONVENTIONAL SPACE”  e io sono pienamente d’accordo. Uno spazio che racchiude al suo interno tanti mondi diversi e opposti, energia creativa e artistica.

“Contiene quadri, abiti, accessori. Ci sono tanti stili che confluiscono, anche nell’arredo, un po’ come me. C’è la mano del mio ragazzo, un quasi architetto, con le luci sospese, le isole, molto minimal. Un po’ stile fabbrica. In realtà l’idea di base era proprio stile fabbrica, ma poi abbiamo optato per qualcosa che fosse  meno estremo, e che in ogni caso si avvicinasse di più al contesto in cui andava a nascere. Anche questo è crescere: non restare sempre sulle proprie idee. Poi c’è la moda, la mia passione per la fotografia, l’arte. Un po’ di tutto. Spero che entrare da quella porta, sia principalmente un’esperienza.”

In effetti, come lei stessa mi spiega, SI LALI SI, sito in Aversa, via Vito di Jasi 45, nasce con lo spirito dello “Stai sereno,  stai rilassato”, che è un modo di vivere, un’esperienza, è sentirsi a casa.

“Riconosco di essere una persona che sa ascoltare. La cosa più bella è che so che ogni giorno qualcuno entrerà e mi racconterà qualcosa di sé.”

Francesca  mi ribadisce più volte  il concetto di Familiarità del suo spazio, io stessa sono estremamente a mio agio:

 “Le donne entrano da SI LALI SI non solo perché trovano l’abbigliamento giusto, ma perché trovano un ambiente familiare, si sentono a casa, coccolate con caffè, tisane.

La mia Donna è un po’ eccentrica,  “Open mind” direi, nel senso che ovviamente è giusto seguire le tendenze e la moda, ma è importante anche distinguersi. Quindi una donna che non vuole omologarsi e che cerca l’esperienza  dell’acquisto.”

silalisi3credit photo: Carmela Barbato

Insomma, un piccolo luogo incantato con meravigliosa fata turchina. Tanti e disparati oggetti, dal gusto ricercato ed estroso. Ognuno con un significato, ognuno con una storia ed un perché. Ma tutti accomunati da un’unica cosa: il cambiamento

“Questo è uno spazio pensato affinchè ci sia sempre cambiamento. Tutto deve muoversi. Mi lego solo all’idea che c’è dietro questo posto. Non sono legata a nessun oggetto in particolare. Forse solo alla grafica, sviluppata da una mia cara amica. Due cuori ruotati e specchiati, a formare delle labbra, in richiamo alle mie labbra carnose e al mio fare affettuoso.”

Ma Francesca, oltre ad essere la proprietaria di SI LALI SI, è ANCHE COME DIRE, UNA MENTE CREATIVA, ARTISTICA assolutamente visibile in tutto ciò che mi circonda nella Boutique.

“Diciamo che io non ho mai avuto una vena artistica, non so disegnare, né dipingere, né scolpire. I miei studi artistici hanno aperto dentro di me una grande passione per l’arte, che cerco sempre di coltivare.”

Concludo la nostra nutriente conversazione chiedendole la data di nascita di SI LALI SI e qualche anticipazione su progetti futuri:

“14 Dicembre 2015. Credo che per allora  sarà accaduto nulla. Ci sarà sempre il mio entusiasmo, ci saranno le collezioni nuove, cappotti e pellicce. Una previsione a lungo termine è di avere tra 5 anni, al mio fianco, una persona qualificata a cui poter lasciare le redini nel caso io un pomeriggio voglia andare alla mostra di Van Gogh. Beh, poi un sogno da realizzare sarebbe mettere all’interno della boutique un bar, non di semplice caffè, ma fatto di prodotti biologici, dolce fatti in casa, tisane particolari…in cui sentirsi a casa.”

silalisi4E a proposito di casa, Francesca, mi congeda regalandomi delle parole molto emozionanti:

“Ho scelto i tuoi gioielli perché innanzitutto sono Unconventional. Io amo gli oggetti in plexiglas, ne ho già visti, ma come le tue creazioni mai. Mi hanno colpito tanto i tuoi soggetti, l’iconografia partenopea  soprattutto, il pulcinella, la bella mbriana. Qui da me Khàrm design è casa sua.”

Carmela Barbato

 

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ASSAGGI DI CULTURA: AVERSARTE CON AVERSA DOLCE E SALATA

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Artigiano:  chi, in proprio, produce oggetti d’uso o di ornamento la cui realizzazione richieda una particolare capacità tecnica e un certo gusto artistico.

Creativo: che ha creatività, capacità di creare e di inventare con libera fantasia, in relazione alla creazione artistica: l’estro.

Artigiano e Creativo sono due personalità che meravigliosamente e sapientemente si fondono nella nostra Contemporaneità.

Oggi parleremo di questo. Di una Manifestazione, organizzata  dall’ Associazione di promozione sociale Prometheus, editrice di Radio Aversa , in collaborazione con AversArte,  dove l’Arte Culinaria si accompagna a Manufatti di meravigliosa fattura artigianale e assolutamente creativi. A mio avviso, piccole e unconventional opere d’Arte.

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Metti l’aria primaverile, l’atmosfera pasquale, i colori pastello, i sorrisi, gli abbracci, la gioia del rincontrarsi, i profumi della cucina nostrana e la Domenica è servita, soprattutto se il piatto forte è una tradizione millenaria delle specialità culinarie : Il casatiello di Petrone Dolce e Salato, la pasta tipica, la Mozzarella , Azienda agricola Villa Sorbo, Slow Food Campania Azienda Agricola Migliaccio Nicola Giovanni, Azienda Agricola Di Lauro Concetta, Mr Foody.

Arte, creatività, buon cibo : Domenica 9 Aprile, Piazza Municipio, Aversa.

Una cittadina dal sapore metropolitano, briosa e giovanile. In essa si fondono aspetti diametralmente opposti: l’estro delle nuove generazioni e la cultura radicata che ne ha fatto la storia.

Mi piace esaltare sempre il lato “positivo” della mia terra, della Campania, spesso troppo  denigrata e bollata come “quelli del Sud”. Il sud, al di là delle mille contraddizioni, è una parte dello “Stivale” produttiva, caratteristica, e ricca di storia, senza la quale l’Italia, non sarebbe tale.

Ma premesso ciò, voglio raccontare gli “assaggi” di una domenica culturale.

Armata di agenda, macchina fotografica, penna e buonumore mi avvio per le strade di via Roma. Il flusso mi conduce in piazza.

Le arcate del portico accolgono ancora una volta tanti banchi che scandiscono uno spazio altamente creativo, dove il fermento scalpita. Li riconosco tutti i miei artisti. Qualcuna mi viene incontro. Patrizia Tambelli, mi abbraccia e io mi sento a casa.

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Quante novità! Quanta evoluzione!

L’Arte di Angelina mi lascia senza parole. Tele e oggetti dal gusto fiabesco, sapientemente dipinti a mano, come solo un’illustratrice può fare.

Mere JOJES e le sue spettacolari sculture: uova pasquali in  ceramiche realizzate, lavorate e dipinte interamente a mano, bambole etniche. Sempre ricorrente il cerchio e il simbolismo femminile.

Ritrovo con grande gioia Le ceramiche di Giuditta e i suoi gioielli estremamente contemporanei.Collane dallo stile e dai materiali ricercati e poi gli angeli, adorabili e sempre presenti, le uova pasquali immancabili.

I gioielli di Quisquiglie che riescono a fondere tecniche antiche e gusto moderno nell’accostamento di pietre e cromie.

Gli artigiani della pelle con splendide borse e accessori esclusivamente handmade ed in pelle. Colori estrosi, linee essenziali e pulite.

Immancabile RR58 con i simpatici e adorabili gioielli “Parlanti”. Posate antiche che con il tocco magico dell’Artista, diventano ironiche e irriverenti.Senza contare la fantasia e il gusto dei bracciali in carta. Un tocco frizzante alle mies estive.

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E poi ancora sapienti lavori all’uncinetto, gioielli in soutache  lavorati da Alessandra Vecchione

Un mondo di sogni”con creazioni in jeans, feltro, campanelle pasquali, fuoriporta, gadgets, tutto handmade.

Poi all’improvviso una piccola matriosca. Particolare ed estrosa nello stile. Sguardo pieno luce. Si presenta come Sina couture. Lei è Cesarina  Bonomo, romana e di mamma aversana. La sua non è gioielleria né bigiotteria. Monili di pietre dure, quali turchese, perle.

“C’è qualcosa di magico nelle pietre, ne sono affascinata”

L’Associazione cooperarte con i lavori delle donne. Il loro è veramente un valore inestimabile.

Rosaria Viscione con i suoi bijou dal sapore estivo. Riportano alla mente la nostra bella costiera…i rossi dei coralli, gli azzurri.

Le colorate e raffinate decorazioni floreali di MeMè, fioraie, organizzatrici eventi. Due amiche, Paola Ferraro e Mena d’Agostino. La passione per l’ambientalismo e la natura le porta circa 20 giorni fa a creare questo connubio  fatto di natura, manualità e creatività.

E poi altri ancora. Purtroppo non sono riuscita a parlare con tutti. Ma tutti degni di lode.

Voglio concludere ribadendo e non mi stancherò mai di farlo, che un oggetto fatto a mano è il più prezioso che ci sia, altro che oro e diamanti!

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Carmela Barbato

 

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L’Oro di Napoli: L’Atelier di Lello Esposito

lello-esposito-1credit photo: Carmela Barbato

A Napoli dicono: “ci vuole la ciorta!”

Io ne ho avuta quel giorno! E vi dirò che credo anche nel destino.

Il tragitto è stato impervio e alquanto improbabile, la meta, la scia luminosa dei Re magi.

Ho visitato molti luoghi d’arte, ma mai nessuno mi ha emozionata tanto da procurarmi un pianto.

Uno sguardo, una stretta di mano e ti senti subito a “casa”. L’Atelier di Lello Esposito è la voce soffocata di Napoli. Ti accoglie con luci soffuse e ti accompagna tra colori, installazioni, maschere, Dipinti.

Mentre racconta, nei suoi occhi l’Amore. Un fiume in eruzione, si fatica a stargli dietro. Tanti libri. Una ricchezza inestimabile. Sguardo umile e forse un po’ stanco, di chi con la sua arte ha dato tanto ad una città così culturalmente ricca, ma estremamente complicata e contraddittoria.

Il suo laboratorio: pennelli, colori, opere in cantiere, inediti. Lui sorride, è a casa sua. È il suo mondo, ed io non mi sento intrusa, né estranea. Ecco questo dovrebbe sempre impegnarsi a fare l’ARTE.

lello-espositocredit photo: Carmela Barbato

Non è semplice raccontare Lello Esposito e la sua Napoli: Pulcinella, la maschera, l’uovo, il vulcano, San Gennaro, il corno. Metamorfosi  e Ricerca si uniscono alla continua e profonda sperimentazione tra scultura e pittura. I colori sono corposi e vivi,  scalpitano come la città di cui parlano. I materiali prediletti per Sculture e installazioni sono alluminio e bronzo.

L’ impressione è che i suoi personaggi parlano pur stando in silenzio. La sua arte è un miscuglio di Napoli inquanto città, Lello Esposito inquanto artista ed uomo e del rapporto tra le parti.

Sono passati ormai alcuni mesi da quella mattina e per me è stato un incontro fortunato. Una chiacchierata durata mezz’ora circa, che mi ha aperto tante piccole porticine interiori. Da allora sono accadute tante cose a me stessa, alla mia arte e molte grazie a quelle parole.

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Soprattutto, durante il viaggio di ritorno ho avuto l’ennesima conferma e consapevolezza che l’ARTE non è COMMERCIO, che un Artista è prima di tutto un UOMO e che i SOGNI  e i DESIDERI si materializzano con la fatica e il sudore della fronte, con il sacrificio, ma sopra ogni cosa credendoci, anche quando il mare ti rema contro.

Carmela Barbato

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IL DESIGN GRIDA ALLA VIOLENZA: “UN GIOIELLO PER LA VITA”

artisticredit photo: Andrea Pagani

8 MARZO.  Non si tratta della Disco del momento, né dello spogliarello tanto ambito. Non è la pizza con tanto di omaggio mimosa. Siamo nella caratteristica cornice storica di Piacenza. L’Emilia Romagna ci da il benvenuto con un evento speciale. Le cantine di Palazzo Ghizzoni Nasalli, ci accolgono con riservato calore, per inaugurare la Mostra collettiva itinerante della 1° Edizione del Jewelry Contest   indetto dal Comitato Culturale Di Volontariato Sinergie: Progetto Gioiello Comunicazione “Un gioiello per la Vita”.

Antiche scale mi conducono nel seminterrato. Il primo sguardo è il suo: Sandra Ercolani Ideatrice del Progetto. Donna e Jewelry Designer nella vita. In veste di Artista selezionata e di donna, provo una grande emozione e infinita ammirazione per chi, come me ha dato con la propria Arte, un grido di RIBELLIONE  alla VIOLENZA FISICA E PSICOLOGICA, che la  maggioranza delle donne subisce in sordina. Un tema, quello scelto da Sandra, estremamente delicato, e di un certo valore se non peso sociale. Qualcosa di cui parlare nel telegiornale, qualcosa di cui restare sbigottiti ad ogni nuova denuncia o morte….ma non abbastanza forte da prendere seri provvedimenti.

artisti-1Credit photo: Carmela Barbato – Sogand Nobahar bracciale “La Rinascita del loto” Premio giovani e 1°Premio – Luzzu Daniela collana “Evasioni” premio copertina

20 gli Artisti selezionati da tutta Italia e con loro opere di originale e rara fattura.  Il Design del Gioiello come motore di cambiamento e comunicazione di un messaggio. Quello contemporaneo è un gioiello che potrei definire d’Arte. I tempi in cui la sua considerazione era legata alla sua semplice e mera indossabilità sono ormai conclusi. La preziosità di un oggetto è tanto più alta quanto più alto è il valore della ricerca  e l’impronta che esso vuole lasciare nel mondo.

Lo ribadisce con forza la stessa Sandra Ercolani:

“Ritengo che il Gioiello contemporaneo sia una forma d’arte e come tale , un mezzo per comunicare un messaggio, che nel caso specifico di Un Gioiello per la Vita, vuole essere di ribellione, per dire “BASTA, ce la possiamo fare!” Determinazione, fiducia e coraggio:  perché essere violenti non significa essere forti.

Il Design ha un grande potere che è quello di lasciare sempre una traccia indelebile dell’epoca che rappresenta. Sarebbe bello se per questa epoca , potesse lasciare una traccia di liberazione da una piaga che riguarda l’intera umanità : la violenza sulle donne.”

artisti-2credit photo: Carmela Barbato – Elena Fantini ciondolo “Libertà del cuore” premio Intervista Preziosa Magazine – Lucia Pifano collana “Cuore di vetro” – Roberta Lazzarato anello “Trilogy dell’abuso”

C’è da dire inoltre e questo credo faccia onore, che scegliere una tematica così forte ed intima se si vuole, per una prima Edizione è stato anche rischioso, un’arma a doppio taglio, vista la portata sociale dell’argomento.

“Ho voluto dedicare questa prima edizione di Progetto Gioiello Comunicazione ad un argomento molto impegnativo e di forte impatto, pensando ad un gioiello per ogni vita spezzata ma anche e soprattutto ad  ogni vita che ancora si può salvare non fingendo che il problema non esiste. Ogni  giorno la cronaca con annunci di omicidio, stupro o  scomparsa di una donna ci ricorda che il problema esiste. Senza pensare poi a quelle violenze molto più silenziose e non riconosciute,  quali quelle psicologiche e culturali. Mi piace pensare che si possa dare un aiuto a qualsiasi livello e che anche l’arte possa fare la sua parte.”

artisti-3Credit photo: Carmela Barbato – Elena de Paoli collana “Gabbie dorate” – Carmela Barbato (Khàrm design) collana “Il Filo rosso” Menzione “Giovane Artisti”

Ebbene sì, oggi, più di ieri, l’ARTE e la DONNA , hanno il dovere di denunciare  e rompere il muro del silenzio e dell’indifferenza.

Mentre continuo la mia intervista ad una personalità come la Ercolani, che si è messa in gioco, e ci ha messo la faccia, oltre ad un immenso investimento emotivo, penso che infondo tutto nasce per un motivo e che accanto ad una buona e coltivata dose di creatività, serva il coraggio di seguire la propria idea.

Quando chiedo a Sandra di parlarmi del suo modo di fondere le due parti  di sé, artista e donna, lei mi risponde nell’unico modo in cui io mi potessi aspettare: “ Credo che in realtà siano un’unica parte da sempre. Non riuscirei ad immaginare come potrebbe essere stata e come potrebbe essere la mia vita senza la parte creativa di me. Penso che sarei stata una persona triste. Anche nei momenti più difficili della vita, questa mia parte irrazionale mi ha sempre salvata, facendomi notare il lato bello delle cose; permettendomi di vedere le varie sfaccettature di tutto ciò che mi capita e cercare di tenere per me solo le parti che ritengo più belle. Nascere senza  creatività penso sia davvero una brutta sfortuna.

Da piccola sognavo di fare la ritrattista a Venezia ma per una serie di varie vicissitudini mi sono ritrovata architetto.. Purtroppo però la professione dell’architetto è sempre più “schiacciata” dalla burocrazia e dalla normativa per cui la parte artistica è spesso lasciata in dispare e questa situazione  mi stava sempre più stretta, fino al punto in cui nel 2011 ho abbandonato definitivamente l’architettura per dedicarmi solo a ciò che mi fa stare veramente bene con me stessa : il Design del Gioiello Contemporaneo.”

artisti-4credit photo: Carmela Barbato – Frilli Colombo collana “Superficie forata” – Margherita Berselli anello “Curandoti il pensiero” Menzione “Giovani Artisti”- Laura Ronchi anello “Deep” – Paolo Maianti bracciale “Bracciale” – Ernestina Parente bracciale “La luce e i colori delle donne vincono sempre”

Ed è di Gioiello Contemporaneo che hanno parlato gli artisti selezionati con le loro opere. Materiali assolutamente non preziosi, come da regolamento del Concorso, quali: plastica, raso, pelle, plexiglas, bronzo,  vetro, ceramica, rame, fili di cotone, stoffa, plastica riciclata, pasta di pane, nylon.

artisti-5credit photo: Carmela Barbato – Simona Intravaia collana “Lega’ mi” – Donidelmare di Emily De Vito e Roberto Coppola collana “Dormiente” – Serena Pucci anello “Rose 2021” 

La mostra, peraltro patrocinata dalla Provincia di Piacenza, dal Comune di Travo, Comune di Castell’Arquato, Comune di Bobbio, Comune di Pianello V.T., ENTE MEPI di Firenze, con i Mediapartner Preziosa Magazine e GolcondArte, da Marzo a Settembre, sarà itinerante in 5 Edifici storici Piacentini:

8/18 Marzo Piacenza Palazzo Ghizzoni vicolo Serafini

22/25 Aprile Travo Palazzo Anguissola

17/25 Giugno Castell’Arquato Palazzo del Podestà

7/17 Luglio Bobbio Museo della Città

24 Settembre Pianello V.T. sala Novara Palazzo del Comune.

artisti-6credit photo: Carmela Barbato – Angela Tonali collana “E…poi la Primavera” – Lina di Matteo collana “La lacrima nel cuore”

Voglio concludere ribadendo l’emozione e l’orgoglio nel presenziare ad una mostra di tale rilevanza e  con le parole di Sandra che sento molto mie dal punto di vista artistico:

“ Il “mio” Gioiello Contemporaneo rappresenta il sentire, lo stato d’animo e la voglia di scoprire. Per questo motivo uso materiali molto diversi tra loro, in continua sperimentazione. Anche le linee del mio marchio “metamorphosidesign” sono piuttosto eterogenee pur avendo il comune denominatore del materiale non prezioso, in quanto ritengo che la preziosità sia da dedicare più al progetto che alla materia stessa.

La cultura del gioiello è cambiata, non è più il prezioso e pesante oro massiccio che ci fa sentire unici, ma la ricerca del design, del progetto, del concept. Il Gioiello Contemporaneo è un modo per comunicare, è un modo di essere, sia per chi lo crea, sia per chi lo indossa.”

artisti-7credit photo: Carmela Barbato – Enrica Prazzoli collana “1.7HzAA” – Agnese Del Gamba collana “Mi manchi” 

Carmela Barbato

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PREZIOSA YOUNG 2017: Contemporary Jewellery Exhibition

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“Chiunque ha talento. Ciò che è raro è il coraggio di seguire quel talento nel luogo oscuro a cui conduce.”  Erica Jong

Il talento è un luogo oscuro. Misterioso, ove prevale l’istinto, la passione. Ci vuole coraggio per sentirlo, riconoscerlo coltivarlo, ma soprattutto seguirlo, ovunque esso porti. Questo è un pò il percorso impervio ma emozionante che un artista decide di intraprendere nel momento in cui sceglie di dare voce e forma alla propria arte.

Quella attuale è una scena artistica molto ampia e ricca di fermento e sperimentazione, anche nell’ambito del Jewellery Design e del Contemporary Jewellery, l’uno estremamente legato all’altro. Eventi, Mostre, Concorsi, Alta formazione, riviste specializzate.  Ma non è abbastanza. Soprattutto per i giovani artisti e gli studenti che con passione e creatività si avvicinano ad un mondo, così ramificato e soprattutto evoluto negli ultimi 10 anni.

Il 2017 si apre con uno degli eventi europei più importanti in tale settore: PREZIOSA YOUNG 2017.

Preziosa è  un progetto culturale di grande valore e risonanza internazionale non solo per i talenti nascosti, ma anche per artisti, designer e orafi di una certa fama. Designato e coordinato da “Le arti Orafe”, una delle scuole di Gioiello Contemporaneo più prestigiose di Italia, con base a Firenze, il progetto è stato lanciato nel 2005 e nel 2008 nasce in parallelo,Preziosa Young, che ogni anno si rinnova proponendo agli artisti una sfida sempre diversa.

Quella del 2017 è un’edizione particolare dove arte e artigianato sono al centro della ricerca: materiali, tecniche, oggetti d’uso. Un lavoro ed una sfida ad ampio raggio, dove la selezione finale è basata su diversi criteri: originalità nel reinterpretare la tradizione in chiave contemporanea, la qualità del design e della manifattura, l’uso dei materiali, l’innovazione concettuale e tecnica.

Di seguito i fortunati vincitori: Huang Xiaodai, Wang Xian, Cohen Shochar, Fang Jin Yeh.

Opere di altissimo livello. Ognuna completamente diversa dall’altra. Ma tutte accomunate da ricerca, creatività e voglia di crescere.

Design, materiali e tecniche altamente ricercati. È  sempre molto emozionante per me parlare e raccontare del Gioiello Contemporaneo, dei giovani e dei talenti che come me si mettono in gioco, ma soprattutto investono in termini emotivi. Dai loro lavori si evince una grande carica motrice: la sete di sapere e conoscere. Per fare questo lavoro bisogna essere curiosi, e molto ed avere ampie vedute.

Insomma un evento questo da non perdere per tutti gli appassionati del Gioiello Contemporaneo.

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credit photos: facebook.com/Preziosa.ContemporaryJewelleryExhibition

Carmela Barbato

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Ridefinire il gioiello: Bijou e Arte

ridef.-gioiello-3Ridefinire il gioiello edizione 2015  credit photo: lamiacameraconvista

Cos’è il Gioiello contemporaneo?

Domanda all’apparenza semplice, ma in realtà estremamente complessa.

La storia, ha visto il Jewelry estremamente legato all’abito e al corpo. Ma oggi la sua vera identità si svincola da ogni materialismo. Nel corso degli anni artisti e creativi hanno lavorato in direzioni nuove, esplorato orizzonti sconosciuti ove la libertà di scelta ha portato soluzioni e punti di vista inediti, su cui il Jewelry oggi continua a crescere e a fare storia.

“Ridefinire il Gioiello” è una realtà contemporanea degna di menzione, soprattutto in termini di evoluzione erivoluzione. Curata da Sonia Patrizia Catena, dal  2010 si impegna a diffondere attraverso la ricerca di materiali innovativi e sperimentali una nuova estetica del gioiello.

Ogni anno è indetto un concorso con una tematica a cui segue poi una selezione. Artisti, orafi, designer e studenti sono chiamati a mettere a frutto la loro sapienza, ma anche e soprattutto la loro capacità di ricerca e di sperimentazione.

L’impiego di materiali organici, innovativi, naturali quali tessuto, lana, ceramica, plastica, legno, riso, caffè, vetro, marmo, carta ecc…contribuisce ad una ridefinizione del gioiello in termini di indossabilità, status ed estetica.  Come piccole sculture acquistano in questo modo una propria autonomia, dove il corpo diventa utile ma non indispensabile.

Negli anni sono state prese in esame varie tematiche via via più interessanti  e introspettive.

Il 2015, con la V edizione, ha visto il gioiello dell’altro/ve, in termini di culture diverse e viaggio: il gioiello che parla di luoghi, ne racconta colori, gusti e tradizioni. Era l’anno dell’Expo e alla stregua del cibo, anche il gioiello ha potuto dar voce all’altrove da noi.

Di seguito alcuni esemplari altamente artistici, di rara se non unica ricerca.

ridef.-gioielloRidefinire il gioiello edizione 2015  credit photo: lamiacameraconvista

Il 2016 invece, con la VI edizione, mette sul banco di prova la lettura:  Gioielli che sono immaginari, poesie, storie, racconti, favole, fiabe e quindi l’incontro di due mondi diversi, gioielli e libri.

La sesta edizione è ormai conclusa. Sono pubblici i nominativi dei 41 artisti/designers fortunati selezionati, di cui potremo ammirare le creazioni prossimamente presso le varie mostre collettive:

Spazio Seicentro dal 22/03 al 28/03/2017

Museo del Bijou di Casalmaggiore a Giugno 2017

Con tanti premi speciali, tra i quali:

Premio speciale Aglitteringwoman

Premio Particolare “Artspecialday”

Premio speciale “Boop.it: uncoming designer”

Premio speciale: Galleria Rossini

A presto, con tutte le immagini delle creazione della VI Edizione!

Carmela Barbato